Made in Italy: bene fuori e male dentro

Mag 7, 2012 | News

L’export italiano continua a crescere, a conferma della qualità espressa dal settore all’estero e della genuinità che le produzioni agricole sono in grado di garantire, ma la potenzialità del primario è ancora molto lontana dall’essere espressa.

Se le esportazioni italiane fanno segnare un nuovo record: il 20%, è opportuno anche evidenziare come ancora molto potrebbe essere fatto per accrescere questo importante dato; in primis arginando in maniera efficace la contraffazione agroalimentare, il cui valore è di circa 60 miliardi di euro. Tre prodotti agroalimentari su quattro, infatti, non sono realmente italiani, ma vengono comunque venduti come espressione diretta dalla tradizione enogastronomica del Bel Paese.

A frenare l’ulteriore sviluppo della commercializzazione estera di numerosi prodotti agricoli anche la territorialità di alcuni di loro, non adeguatamente conosciuti al di fuori delle regioni di appartenenza e per questo fuori dai circuiti virtuosi dell’export.

In un momento storico-economico come questo è giusto evidenziare le peculiarità che mostrano il valore del settore primario nostrano, ma è importante anche non equivocare questi dati e non perdere di vista i problemi principali. La crisi del comparto agroalimentare non nasce dalla sua scarsa diffusione all’estero, che tra alti e bassi ha sempre dato ottimi risultati, ma dal precipitare dei consumi interni, essenziali per un settore come quello agricolo e diminuiti ancora del 2% nel primo bimestre del 2012.

E’ proprio su questo aspetto che il governo si mostra ancora una volta deficitario e in linea con i precedenti. Ancora nulla è stato fatto per razionalizzare la filiera e abbreviare i passaggi che accompagnano il prodotto dalla sua fase iniziale a quella finale. Eppure è anche qui che si gioca il futuro dell’agricoltura, ed è proprio del domani che gli operatori del settore vorrebbero discutere.