PAC: NON SI TORNI INDIETRO

Mag 11, 2012 | News

Il limite più grande della Politica Agricola Comune fino ad oggi è stata la sua iniquità. Non è infatti accettabile che l’80% delle risorse comunitarie vada al solo 20% delle aziende del settore.

Le piccole imprese agricole continuano a remare in un mare denso di difficoltà; negli ultimi 3 mesi sono ben 13 mila quelle che sono state costrette a chiudere. In questo contesto gli aiuti Ue divengono indispensabili per garantire la qualità della vita dei cittadini, strettamente connessa a quella del mondo agricolo.

Le discussioni che stanno riguardando la Pac post 2013 sono relative soprattutto all’eventualità della proporzionalità degli aiuti in base alla SAU (la Superficie Agricola Utilizzata). Questo meccanismo però non fa che riprodurre quelle diseguaglianze che hanno caratterizzato fino ad ora la Politica Agricola Comune; ed è per questo che, se per l’insistenza di alcuni grandi paesi Ue non si riuscisse a eliminare questa formula di ripartizione, diviene necessario, quantomeno, prevedere per tutte le aziende uno stanziamento base dei fondi europei che garantisca la varietà delle attività e delle produzioni. Per lo stesso obiettivo è anche doveroso stabilire dei tetti per gli aiuti economici al fine di evitare che grandi aziende, con grandi superfici, divengano beneficiarie esclusive dei finanziamenti.

La scelta di europeizzare l’agricoltura è stata fatta molto tempo fa e non è più possibile tornare indietro. E’ per questo doveroso battersi perché la Ue sia a tutti gli effetti uno strumento a disposizione dei suoi cittadini, capace di recepire le istanze che vengono da chi tutti i giorni dedica se stesso allo sviluppo del mondo agricolo.

Il lavoro che le istituzioni e e rappresentanze del settore devono fare è proprio questo, tenere insieme interessi particolari e generali, perseguire un fine più alto per l’interesse di tutti: la salvaguardia dell’agricoltura.