NUTRIGENOMICA

Nov 30, 2018 | News

… fave e pecorino …

C’è poi chi al pic-nic o al pranzo preferisce una classica gita in una località tipica, magari accompagnata da una tradizionale “sagra delle fave e del pecorino”.

Una curiosità: le fave erano già molto apprezzate nell’antica Roma, di contro i Greci credevano che nei baccelli si nascondessero le anime dei morti. Questa credenza aveva preso piede anche tra persone di elevata cultura, tra cui per esempio Pitagora, che ne accenna in alcuni suoi scritti. Ancora oggi a Roma il 2 novembre si preparano le “fave dei morti”, che sono dei dolcetti di mandorle e cannella a forma di fava. Ma questa è un’altra tradizione.

Cosa ci riserva la scienza e come ci nutriremo nei prossimi anni? Se ne fa un gran parlare, e c’è chi giura che la nostra sarà un’alimentazione rivoluzionata. Alcuni sostengono che gli scienziati, gli agricoltori e i sognatori stiano lavorando a un obiettivo comune: un futuro sostenibile con cibi sani e gustosi per tutti.

I nuovi prodotti alimentari dovranno essere pensati per crescere in luoghi e in terreni fino ad oggi giudicati difficili o impossibili da coltivare. Nei laboratori di tutto il mondo si lavora già oggi a ogni genere di intuizione: dalle polveri a base di proteine vegetali alla ricerca sugli insetti o sulle alghe; naturalmente si lavora anche alle carni prodotte in laboratorio. Quest’ultima è anche stata già assaggiata da un gruppo di “fortunati”. Per produrla esistono due strategie. Con una si parte dalle cellule staminali del muscolo di bovino, ma è una strategia molto lunga e costosa: per un hamburger ci sono voluti 2 anni di crescita delle cellule e 260 mila euro. Con l’altra possibile strategia si parte da ingredienti vegetali: per la consistenza si utilizzano le proteine estratte dalle patate e dal grano, per il sapore unico della carne dovuto al ferro, si utilizzano radici della soia e di altri cereali modificate geneticamente, a questi si aggiungono emulsionanti e grassi di cocco e di soia. Chi ha assaggiato l’hamburger così prodotto ammette che presto potrebbe diventare molto simile all’originale, ma per il momento genera ancora grandi dubbi.

Nell’immediato futuro si parla di come la nutrizione possa passare dai nostri geni. In una sola parola si parla di NUTRIGENOMICA.

Prossimamente, possiamo starne certi, si saprà molto di più di come il cibo può modificare l’espressione genica. Questo non significa che gli alimenti altereranno il nostro Dna, ma semplicemente che alcuni nutrienti possono modificare l’attività di un gene e produrre più o meno una proteina. Un esempio è quello della dieta ricca di grassi che può portare ad un aumento dell’appetito perché altera l’attività dei geni associati all’insorgere dell’obesità.

Più promettenti ancora sono i settori di ricerca che stanno studiando alimenti alternativi che in futuro saremo obbligati a considerare: le alghe e gli insetti. Le alghe forniscono numerosi vantaggi, in particolare le microalghe, perché non devono essere coltivate su terreni arabili, ma nell’acqua di mare, e hanno un elevato rendimento e possono contribuire efficacemente alla produzione di alimenti perché sono ricche di grassi, proteine e carboidrati. Gli insetti, invece, sono ricchi di proteine di ottima qualità, con un alto contenuto di vitamine del gruppo B e minerali fondamentali come zinco e ferro. Apportano pochi grassi e quei pochi sono per lo più i preziosi omega-3. Ma c’è di più: hanno un costo molto ridotto e la loro produzione rispetta l’ambiente. Chi li ha mangiati assicura che il loro sapore ricorda la nocciola. Perché sarebbe tanto importante includerli nella dieta? Oltre all’aspetto nutrizionale mangiare insetti potrebbe portare a grandi benefici anche per l’ambiente, grazie alla loro alta efficienza di conversione alimentare. Per 1 kg di grilli infatti si utilizza solo 1,7 kg di mangime e c’è solo il 20% di scarti. Ciò significa che i grilli sono 2 volte più efficienti dei polli a convertire il mangime in carne e che lo sono 4 volte di più dei maiali e 12 volte di più dei bovini. Rimane il problema della sicurezza microbiologica e dei rischi di trasmissione di infezioni per l’uomo, per il bestiame e la fauna selvatica.

L’innovazione alimentare nel prossimo decennio sarà centrata anche sulle biotecnologie. L’ingegneria genetica metterà in campo colture che inquinano meno il suolo e l’ambiente con alte rese per ettaro, ma soprattutto riusciremo tutti ad accettarle. Le biotecnologie potranno contribuire a migliorare la sicurezza degli alimenti, riducendo al minimo le tossine naturali e gli allergeni in alcuni alimenti. In aggiunta ci sarà l’aumento delle rese delle colture alimentari di base su terreni poveri o in condizioni difficili di coltivazione a causa delle temperature o della siccità.

Quello di cui siamo tutti certi è che il cibo del futuro non sarà in pillole o bibitoni.