PENSIONI DA SOGNO VS SOGNI DI PENSIONE

Lug 31, 2012 | News

Gli effetti dell’ultima riforma previdenziale non si sono fatti attendere e il numero di coloro che è andato in pensione tra gennaio e giugno è diminuito del 46,9%. Anche l’età di pensionamento è aumentata di 9 mesi, passando da 60,4 anni a 61,3. Fino qui tutto bene insomma. Il problema, neanche a dirlo, nasce quando si riprova a pronunciare quella famosa parola che i tecnici di governo per primi dissero più e più volte i giorni del loro insediamento: equità.

L’applicazione logica di questo concetto, quello di una maggiore uguaglianza sociale nel sistema previdenziale, dovrebbe presupporre un innalzamento delle pensioni minime. Ma ovviamente, anche qui nemmeno a dirlo, oltre le parole, le dichiarazioni di intenti, gli struggimenti dei tecnici e l’auspicio di immediate e profonde riforme non si è mai andati. Sono infatti ancora 5 milioni i pensionati che non superano i 500 euro mensili. Un vero e proprio insulto alla dignità delle persone e all’intelligenza degli individui, specie se questa situazione viene paragonata ai titolari delle ‘pensioni d’oro’, “ma i quali diritti”, ha spiegato il governo, “non possono essere mutati poiché già acquisiti”. Ecco che arriva con forza l’attacco all’intelligenza degli italiani

Il Fatto ancora più grave è che il mancato incremento delle pensioni minime è stato spesso associato dall’esecutivo a maggiori possibilità per le nuove generazioni. Però ovviamente ancora non si è capito esattamente di cosa si sta parlando. Non è stato fatto nessun provvedimento che consenta ai giovani di inserirsi nel mercato del lavoro senza passare per il ricatto della precarietà, ricatto di cui, giusto per dovere di cronaca, la pubblica amministrazione fa ampio utilizzo.

A ben guardare, per convincere dei pensionati minimi a non chiedere aumenti e i pensionandi a ritardare il momento dell’addio ai propri colleghi, esiste solo un metodo: quello di dir loro che lo stanno facendo per i loro figli. In quel caso è probabile che essi decidano di sostenere ogni sacrificio sostenibile e intanto il tempo scorre. D’altronde siamo in Italia no? Tra qualche mese chi volete che si rammenti di quel che è stato detto, ci saranno nuovi guai da affrontare e nessuno si ricorderà che non sono mai stati risolti nemmeno i vecchi.