PRECARIA-ETA’

Lug 12, 2012 | News

Sembra un’associazione forzata e invece è la sintesi semantica di una voragine sociale che sta facendo il vuoto sotto i nostri piedi e che altri vorrebbero addirittura ingrandire. D’altronde solo in questo modo si spiega l’ultima uscita della BCE: “serve maggiore flessibilità e una riduzione dei salari”. Questa sparata fa davvero venire l’amaro in bocca considerato che appena qualche giorno fa la Cgia di Mestre ha tirato fuori le sue ultime statistiche: “in Italia ci sono oltre 3 milioni di precari che sopravvivono con circa 800 euro al mese”.

Ecco, quindi cosa si intende con la necessità di avere nuova flessibilità in entrata accompagnata da una riduzione dei salari? E’ una barzelletta? Dobbiamo ridere? Forse si, sarebbe meglio, ma onestamente riesce davvero difficile. E’ chiaro che se per flessibilità in entrata si intende il fatto che il mercato del lavoro dovrebbe essere in continuo movimento siamo tutti d’accordo. Ma è evidente che in questi anni la parola flessibilità è stata utilizzata impropriamente e che quel che invece si è praticata ha un altro nome: precarietà.

L’impossibilità di avere un contratto a lungo termine o indeterminato non può essere una condizione esistenziale, né qualcosa di cui ci si può malignamente approfittare per sottopagare le prestazioni lavorative, ma semmai una fase di start up per cominciare a introdursi nel sistema lavoro. Anche lo Stato è d’accordo, teoricamente. Ma si sa qui in Italia siamo così, possiamo dire tutto e il contrario di tutto. Ed è per questo che si arriva a fare, proprio dello Stato, il più grande datore di lavoro precario della penisola con il 34% del totale. E se per una smaniosa curiosità andiamo a vedere in quali settori c’è la più alta concentrazione di precari scopriamo che sono quasi tutti tra la sanità e la pubblica istruzione, e allora ci viene in mente la spending review e i tagli. Alla faccia dell’equità.

Eppure di possibili sbocchi lavorativi per questi milioni di giovani ce ne sarebbero tanti, soprattutto in agricoltura e nella green economy. Queste occasioni sono così evidenti e così ricercate dalle nuove generazioni che sembra quasi non gliele si voglia mostrare, magari per tenerli in quello stato di ricattabilità utile a pochi e ingiusto per molti. E intanto il terreno frana