SPENDING REVIEW: TAGLIATA ANCHE LA CRESCITA

Lug 10, 2012 | News

Non la si può chiamare manovra perché il governo tecnico si arrabbia e perde la sobrietà, ma è innegabile che ci sia una certa somiglianza e più di qualche tratto comune tra il primo intervento del governo Monti e la spending review, magari proprio per la mannaia sugli statali e per la totale assenza di politiche per la crescita.

Però, e questa è chiaramente una differenza importante, la manovra fatta dal governo appena insediato e la spending review hanno due tempi diversi. Se infatti era, tutto sommato, comprensibile l’intervento urgente volto al rigore, lo è certamente meno il ricorso alle politiche di austerità che si stanno continuando a professare in queste settimane e che proprio la spending review testimonia. Il Paese è in sofferenza, le tensioni sociali in ascesa e l’equità e la crescita perse per strada.

Mentre il nuovo esecutivo riesce con successo, questo va riconosciuto, a far valere le sue ragioni in Europa proprio nel campo della crescita, in Italia non si è visto nemmeno un euro in questa direzione, esattamente come per l’equità. Nonostante anche la borghesia italiana si sia detta disponibile a pagare di più perché meno esposta agli effetti della crisi, il governo dei tecnici punta i piedi e si rifiuta. Perché? Perché si parla di politiche economiche sbagliate se una persona che ha di più, e che per giunta si offre di pagare, appoggia l’idea di una patrimoniale, mentre diventano corrette togliendo il poco, che già deve bastare per sopravvivere, alle fasce più deboli Probabilmente è una di quelle domande troppo tecniche impossibili da comprendere per chi tecnico non lo è