QUALCUNO PARLI DI AGROECOLOGIA

Ago 28, 2018 | News

Uno dei tanti problemi della politica italiana di questi anni è stato quello di non saper leggere gli avvenimenti sul medio-lungo termine, e quindi di non essere in grado di prevedere le evoluzioni di settori fondamentali come quello agricolo. Ma attenzione: sta accendo anche adesso. Un chiaro esempio di tutto questo sta nella totale assenza nel dibattito pubblico dell’agroecologia.

L’agroecologia consiste nell’applicazione di principi ecologici per la produzione di alimenti. In questo modo si riesce a: preservare l’ecosistema, tutelare il paesaggio, garantire la biodiversità e favorire i criteri della salubrità e genuinità delle produzioni agroalimentari. Va precisato che l’agroecologia non consiste nel rifiuto della tecnologia nei campi o in pratiche estremamente rudimentali, ma anzi, semmai si manifesta soprattutto nell’idea di sfruttare i migliori strumenti disponibili per far coesistere le necessità di produzione con quelle di rispettare l’ambiente. A ben vedere l’agroecologia non è null’altro che lo strumento più idoneo per compiere quella che è poi la vocazione originaria del mondo agricolo, e cioè la capacità di cibare le persone senza danneggiare il mondo nel quale vivono e osservando dei principi etici che fanno di questo comparto, non un semplice aggregato economico, ma un paradigma estremamente diverso da quello che ha causato questi anni di crisi e che, se compreso, potrebbe essere in grado di ridisegnare il mondo e i suoi valori fondamentali.

Nonostante per molti sia un qualcosa di estremamente nuovo, in realtà la prima volta che si è discusso approfonditamente di agroecologia risale a quando Ludwig Kalges elaborò, nel 1928, il suo “Crop ecology and ecological crop geography in the agronomic curriculum”. Da allora, però, sono stati fatti pochi passi in avanti, mentre l’inquinamento, come è noto, non ha mai smesso di incrementare i suoi effetti nefasti.

E’ ormai chiaro, e sarebbe opportuno dirselo con chiarezza, che il mondo sta pian piano sta naufragando sotto i colpi dello smog e di modelli privi di etica. C’è bisogno di cambiamenti radicali e di nuovi percorsi, ma prima ancora del coraggio di abbandonare le piccole e ormai sempre più insignificanti “certezze” di oggi per lanciarsi in qualcosa di potenzialmente rivoluzionario.