QUEL CHE RIMANE DOPO IL PRIMO MAGGIO

Mag 2, 2013 | News

Dopo la giornata dei lavoratori del primo maggio cosa rimane nella testa degli italiani? Probabilmente la musica del concertone e qualche accorato appello per maggiori tutele sul lavoro e per nuove politiche di crescita, ma appelli appunto. In questi anni si è fatto un uso spasmodico delle giornate di celebrazioni come queste per continui richiami retorici a cui non è mai stato seguito. D’altronde non è difficile dire: ci vorrebbe questo, questo e quest’altro; il problema sta poi nell’impegnarsi per raggiungerli quegli obiettivi. Gli stessi sindacati tradizionali, che pure dovrebbero, non hanno mai utilizzato questi appuntamenti per fare un po’ di sana autocritica. A nessuno di loro viene in mente di ammettere ai lavoratori che qualche colpa ce l’hanno eccome se la situazione del lavoro in Italia è quella che è. Il dramma della mancanza di lavoro sta generando una crisi economica e sociale senza eguali, soprattutto per i più giovani. E allora non ce ne voglia il presidente del Consiglio Enrico Letta, che pure ne ha parlato nella sua nuova veste da primo ministro nel suo primo discorso in parlamento, ma oramai le parole non contano più, servono solo i fatti.