SCANDALO IN PARLAMENTO. CHI CI STA “BATTA UN COLPO”

Gen 14, 2020 | News

Alla Camera, tre proposte in favore della “piccola agricoltura” che promuove la sostenibilità.

Non c’è una sola agricoltura. Ma ce n’è una prevalente, nel mondo come in Europa, dove nel 2016 c’erano 10,5 milioni di aziende agricole, due terzi delle quali avevano una dimensione inferiore a 5 ettari. È quella di cui fa parte la cosiddetta “agricoltura contadina“. Piccole e piccolissime fattorie, rappresentate in Italia da un modello che si sostenta grazie a produzioni limitate (ortofrutta, carni e latticini) e punteggia il territorio contrastando abbandono, degrado del suolo e dissesto idrogeologico. Un modello frammentato, spesso aggrappato alle montagne e all’economia locale di borghi a forte rischio di spopolamento, in piena emergenza da invecchiamento.

Eppure, a differenza di quanto accaduto, ad esempio in Portogallo, non esiste nel nostro Paese una legge specifica che riconosca tale contributo essenziale dell’agricoltura contadina, ne stabilisca i confini nero su bianco, così da renderla potenziale oggetto di sostegni e provvedimenti.

Tre proposte per un obiettivo

La mancanza è denunciata da tempo dai promotori della Campagna per una legge sull’agricoltura contadina in Italia, che ha guadagnato spinta dall’approvazione da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU nel 2018 della Dichiarazione sui diritti dei contadini e di altre persone che lavorano in zone rurali. Forti sono le speranze che finalmente vada in porto una delle tre proposte di legge sul tema presentate in questa legislatura alla Camera (a presentarle deputati Pd, fuoriusciti M5S e di Liberi e Uguali). Ma tenere i piedi per terra è d’obbligo: proposte analoghe erano state presentate anche nelle legislature scorse, senza arrivare all’approvazione definitiva.

I grandi numeri dell’agricoltura contadina

Ad ogni modo, l’urgenza di tutelare la “piccola agricoltura” è quanto mai sentita: quelli che in Italia si chiamano piccoli agricoltori, stando a uno studio scientifico del 2018, nel mondo generano il 28–31% della produzione agricola totale, e il 30–34% dell’offerta alimentare, ricavata lavorando il 24% della superficie agricola lorda.

L’81% delle aziende agricole non sono “imprese”

È anche per questo che le tre proposte di legge depositate a Montecitorio sono approdate il 4 dicembre scorso in audizione alla commissione Agricoltura della Camera dei deputati, insieme alle istanze di quanti le sostengono.

Sulla base del censimento Istat dell’agricoltura del 2010, le aziende agricole “non imprese” con reddito lordo inferiore a 10mila euro, erano 1 milione e 86mila, pari al 67% del totale. Altre 225mila (14%) presentavano un reddito lordo tra 10mila e 20mila euro. Uno scenario assai mutato nel corso degli anni, ma non abbastanza da cancellare oltre 270 mila aziende agricole di persone fisiche da meno di 1 ettaro e quasi 170mila, tra 1 e 5 ettari, attive nel 2017.

Il quadro normativo

Dietro questi numeri ci sono individui. Occorre una legge che definisca la figura del contadino, della persona che coltiva la terra non per speculare sull’agricoltura e fare profitto, ma per tirarne fuori un reddito. Questo il grido di CONTADINI e ALLEVATORI.

Per vedere approvata una legge per i piccoli contadini, però, c’è da superare un ostacolo non di poco conto. Le lobby dell’agricoltura intensiva. Silenti ma non assenti. Sono loro a rischiare di perdere un bel gruzzolo se si modificassero i criteri di assegnazione dei fondi pubblici. Le attuali politiche pubbliche e i quadri normativi sono stati creati specificamente per sostenere l’agricoltura industriale, intensiva ed estensiva, non idonea ai terreni a rischio di dissesto idrogeologico Ovviamente questo va a discapito dei piccoli agricoltori e di chi coltiva aree marginali. Non a caso, il 97% dei fondi pubblici destinati all’agricoltura finisce nelle mani di grandi aziende.

L’iter parlamentare

Prima di tagliare il traguardo, di tempo ce ne vorrà. Terminate le audizioni, il relatore redigerà un testo per unificare le tre proposte di legge. Partiranno quindi le votazioni, prima in commissione e poi in aula alla Camera. Una volta approvato a Montecitorio, passerà al Senato, dove avrà un iter simile. Non esattamente una passeggiata. Anche perché agguati e tentativi di insabbiamento sono sempre possibili. E una eventuale fine anticipata della legislatura riporterebbe, per l’ennesima volta, le lancette dell’orologio all’anno zero.

(Fonte – https://valori.it/agricoltura-contadina-proposte-di-legge/ )