SINDACATO, NEL BENE O NEL MALE.

Giu 13, 2017 | News

Tra le scelte miopi dei sindacati tradizionali, la peggiore è stata, e in alcuni casi è tuttora, quella di non aver guardato al futuro. Il futuro, tra l’altro, arriva per tutti, anche per i tanti che galoppano sigle più o meno note. Troppo semplice preoccuparsi di distribuire diritti ad alcuni facendo pagare il conto agli altri del domani.

I “Capi” hanno preferito il presente al futuro, negando spesso l’evidenza e facendosi scambi di favori reciproci pur di conservare un tenore di vita alto e protetto, nonché diametralmente opposto agli interessi reali dei cittadini.

E se il sindacalismo in alcuni settori e categorie di lavoratori ha lasciato tracce positive riuscendo a difendere gli iscritti, negli stessi comparti ha però snobbato i tanti lavoratori che non erano fideizzati e creato situazioni al limite della sopportabilità. Un sindacato che non interpreta istanze ed esigenze pensando all’insieme, diventa però corporativo e settario.

Le organizzazione della rappresentanza “tradizionale” non sono andate oltre i propri recinti e hanno spesso guardato con i paraocchi le scaramucce dei tesserati, senza occuparsi dei giovani e dei più deboli. E’ in questo modo che si è finiti con il privilegiare le categorie più forti e capaci di contare di più.

La verità è che i sindacati hanno volutamente “toppato” con l’unico interesse di badare agli affari dei dirigenti invece che alla creazione di una piattaforma rivendicativa per suggerire, proporre e collaborare, alla soluzione dei grandi problemi del mondo del lavoro.

Molti leader delle organizzazioni storiche, alla gente e ai lavoratori emarginati, hanno preferito il Palazzo facendo finta di non conoscere i gravissimi problemi delle periferie, delle grandi metropoli e dei tanti giovani rinunciatari e rassegnati al punto da essere ormai identificati come “NET”.

Imputare queste colpe a tutti i sindacalisti è però un errore imperdonabile. Infatti tra questi ci sono uomini che si sono impegnati seriamente per i lavoratori dando tutta la propria dedizione. I sindacati sono però oggi in forte difficoltà e devono interrogarsi sulle ragioni della crescente impopolarità e affrontare a viso aperto gli apprezzamenti e le critiche, anche quando sono ingiuste.

Se si pensa di disfarsi di tutta la storia di queste organizzazioni si commette però un errore imperdonabile. Perché infatti disfarsi di un patrimonio di esperienza, di valori e di cultura che, per quanto con tutti i loro difetti, i sindacati hanno ancora oggi?

Riconosciuti i meriti ed evidenziati alcuni errori, va detto che il compito delle forze intermedie non è finito, anzi, è oggi più urgente che mai nel riproporre e difendere i valori democratici e del pluralismo. Naturalmente urge un cambiamento radicale che parta dal coraggio di dare spazio a idee e volti nuovi, Ma bisogna anche sforzarsi di rendere questi apparati più snelli ed agibili fino al mettere da parte il “sindacalese” e parlare con un linguaggio più comprensibile ai giovani. Il Sindacato infatti deve crescere su temi come la meritocrazia, l’accesso per tutti alle opportunità, la cultura del lavoro e dell’impegno sociale. È questo il mandato del futuro.

Nelle strutture della rappresentanza ci sono alcune falle che vanno corrette. Tra queste c’è senza dubbio quella che vede i sindacati occuparsi solo di chi ha un lavoro e non dei tanti che il lavoro non lo hanno.

Il cambio di paradigma da fare è quello di passare da una fase difensiva ad una propositiva e costruttiva. Naturalmente il lavoro di queste organizzazioni va affiancato a quello delle istituzioni che a loro volta devono scendere in campo con politiche credibili e con investimenti mirati per i giovani.

Sono i ragazzi il vero e proprio centro e sono loro a dover vivere in prima persona il sindacato fino ad esprimersi con franchezza e onestà sul lavoro delle associazioni di cui all’art. 39 della Costituzione.

I ragionamenti deduttivi e le scelte a valle giocano contro il rinnovamento. I segni distintivi del sindacato devono essere la proposta, le idee, i contenuti, la partecipazione e il confronto. E solo in ultima ipotesi la mobilitazione.

Tra le forze politiche c’è chi ama sostenere l’inutilità del sindacato. Ma è a queste persone che è doveroso ricordare che dietro il boom economico di molti paesi in via di sviluppo (dove la rappresentanza è praticamente assente) si nasconde lo sfruttamento sistematico dei lavoratori e dell’ambiente. Il compito dei sindacati è proprio quello di legare lo sviluppo economico alla crescita dei diritti: è questa la vera definizione del progresso, tutto il resto è solo retorica creata ad arte con l’idea di ritornare ad un mondo diviso tra padroni e sudditi.