SMEMORANDUM

Mar 19, 2013 | News

Anche questo è un classico tutto italiano; un po’ come Sanremo. Finita la campagna elettorale tutte le principali forze politiche in contrapposizione hanno già dimenticato i problemi del mondo agricolo e dei sui operatori, ma non temete, basterà il riavvicinarsi della campagna elettorale per assistere di nuovo al “chi la spara più grossa” e al ricomparire, accompagnati dai pifferai magici, di pulman e pulman di esperti del settore agroalimentare con in mano la ricetta giusta per uscire dalla crisi.

Nelle settimane antecedenti alle elezioni tutti gli uomini politici più importanti della seconda Repubblica hanno detto almeno una volta parole come: riforme della filiera, investimenti nel comparto agroalimentare, riduzione dei costi di produzione, maggiore accesso al credito e garanzia di qualità. Nelle dichiarazioni ufficiali sembrava quasi che sui temi agricoli ci fosse una vera e propria maggioranza bulgara. E poi? E poi più nulla come al solito; questa ipotetica maggioranza si è già sfaldata. Facile, dirà qualcuno; non si è nemmeno mai costituita. Questo magari è anche vero, però allora perché le attuali forze attualmente presenti in Parlamento non cercano di spronare l’attuale ministero per le Politiche Agricole a fare di più di quanto non abbia fatto fino ad ora? Non sarebbe nemmeno uno sforzo disumano.

La verità, purtroppo, sta nei numeri. Oltre 800 mila imprese agricole hanno chiuso negli ultimi dieci anni, gli agricoltori non arrivano nemmeno ad un milione e mezzo e i coloni e mezzadri sono forse l’esempio più chiaro dell’abbandono del primario. Certo, poi in televisione si dirà il contrario, si dirà che stiamo abbracciando la via della green economy e che siamo vicini ad una nuova “primavera agricola”. Ma sono i numeri alla fine a contare più di tutto e a seppellire con la realtà la valanga di retorica consegnataci dai politici, ed è proprio dai numeri, e non dalle dichiarazioni, che le istituzioni devono ricominciare se rivogliono il rispetto dell’agricoltura.