SOLO SPINE PER GLI AGRICOLTORI

Dic 12, 2019 | News

Capita spesso di leggere di agricoltori che si lasciano andare ad uno sfogo per le ragioni più disparate. Ma quando si legge dello sfogo del direttore di una rivista seria, che di agricoltura la sa lunga, e che racconta di un produttore d’olio salentino che arriva in televisione, azzerato dalla xylella, che ha chiuso baracca e burattini, licenziato 30 dipendenti e chiede quando arrivano i 300 milioni promessi dal Ministero (pare che manchino i decreti attuativi), al mondo dell’ortofrutta fischiano – come si suol dire – le orecchie. Sono in molti a chiedersi quando saranno resi disponibili gli 80 milioni (peraltro largamente insufficienti, in quanto solo per le pere il danno è di 300 milioni) promessi dal ministero per la lotta alla cimice.

“Si rischia una Caporetto in Emilia Romagna, con 20 mila aziende frutticole a rischio sopravvivenza”, attaccano quelli che li difendono. Poi si apprende che una delegazione marcia su Roma per incontrare capi e ministri. Solo per capire se i soldi per la cimice arriveranno e quando, magari come si dice ‘a babbo morto’ (la vicenda xylella insegna, anche qui servono i decreti attuativi). La sfiducia si è trasformata in scoramento alla notizia che l’Europa ci ha negato l’uso del chlorpyrifos-methyl, oggi unica difesa contro la cimice in attesa di far volare la vespa samurai.

Qualche considerazione.

Va benissimo che l’Europa lanci il Green New Deal, ma se impediamo ai produttori di difendere il raccolto da parassiti, malattie e avversità con i mezzi oggi disponibili, non ci vuole molto a capire che avremo sempre meno prodotto, meno occupazione, meno presenza sul territorio e apriremo sempre più le porte all’importazione. Il Green New Deal vale anche per la frutta che si importa? C’è qualcuno che controlla gli standard igienico-sanitari in Turchia o in America latina?

Vedete, qui si rischia la farsa. Ormai chi produce in agricoltura oltre al danno deve subire anche la beffa: subisce tutto, compresi i diktat dei buyer della grande distribuzione organizzata e dell’opinione pubblica. Sondaggi e interviste buoniste, forse addomesticate, dicono che il consumatore è disposto a spendere di più per la qualità, ecc. Poi in realtà l’unica cosa reale, tangibile, è una corsa forsennata al prezzo più basso, in tutti i settori, a partire dal food.

Quando vendi clementine a meno di un euro al chilo, nessuno si pone domande sulla distruzione del valore (e del lavoro) che c’è dietro certi prezzi. Noi ci chiamiamo fuori! L’Agricoltura è un’altra cosa!

Rocco Tiso

(Fonte, Corriereortofrutticolo)