TRA COLOR CHE SON SOSPESI

Ago 22, 2012 | News

Un apparente vento di fiducia sembra aleggiare sul finire di stagione. Mentre Moody’s disegna uno scenario meno cupo per l’Italia e Fitch gli fa eco sciorinando ottimismo per la famigerata uscita dalla crisi dell’eurozona, compreso il Belpaese, qui sulla penisola non tira la medesima aria di positività. A confermarcelo sono le stime che tengono nel limbo occupazionale molti cittadini: mentre aumentano i cassaintegrati, gli occupati sono 450 mila in meno rispetto al 2007; su una popolazione di 60,8 milioni di residenti, soltanto il 36,8 per cento – 22,3 milioni di persone – lavora. La disoccupazione è al 10,8%, solo un italiano su tre ha un posto di lavoro regolare.

E ancora… la condizione dei giovani sta cominciando a divenire sempre più insostenibile. Mentre i nostri dirigenti si riempiono la bocca con parole che mirano a dar speranza a un paese dove tutto è in stallo, tra le nuove generazioni precarietà e disoccupazione non sembrano avere un freno: i dati più recenti determinano la disoccupazione giovanile al 36,2%, con picchi di oltre il 40% nel Mezzogiorno. Ci piacerebbe conoscere quali misure stanno effettivamente contrastando questo morbo tanto grave, quali politiche stanno creando lavoro.

E il primario? Alzi la mano chi ha anche solo sentito ad accenni di reali riforme che puntino a colmare le faglie ormai sistemiche di un settore sull’orlo del collasso. L’introduzione dei contratti di apprendistato in agricoltura è solo un piccolo tassello di quella che dovrebbe diventare una revisione a tutto tondo. Il ribasso dei consumi delle famiglie, il calo del mercato interno ci indicano tutte la difficoltà del comparto agricolo italiano, con la sua eccessiva burocratizzazione e il peso delle imposte che grava sui produttori agricoli.

Ma Moody’s e Fitch hanno dato fiducia ai mercati, lo spread sta diminuendo e il Premier plaude alle manovre messe in atto dal suo Governo. Tuttavia la realtà dei fatti ancora una volta smentisce affermazioni aleatorie e conquiste vigenti solo in teoria. Molto poco si è fatto, ancor meno si è ottenuto. Eppure a ben guardare basterebbe iniziare con decise azioni concrete: se ad esempio unissimo con una linea immaginaria disoccupazione giovanile e crisi del mondo agricolo, la sintesi che ne uscirebbe potrebbe portare risultati decisamente interessanti, a cominciare dalla definizione di aiuti che creino opportunità lavorative per le nuove generazioni. Il comparto agroalimentare può mettere a disposizione ogni mezzo per il raggiungimento di queste finalità e aspetta solo di essere coinvolto in nuovi processi riformatori.