UN IMPEGNO POLITICO E SOCIALE PER IL GOVERNO CHE VERRA’

Gen 10, 2013 | News

La Confeuro, in seguito al Consiglio nazionale tenutosi a Roma in Via Nomentana 133, ha deciso di impegnarsi attivamente per i partiti e i movimenti che nell’agenda del prossimo governo mettano ben in evidenza, da una parte le prerogative di un’Europa più forte e solidale, volano per la nascita dell’Unione degli Stati Nazione del vecchio continente, e dall’altra una nuova Italia, capace finalmente di ripartire da: giovani e donne, istruzione, ricerca, lavoro e formazione, agricoltura, artigianato, commercio e servizi, un fisco equo e snello, la tutela delle fasce più deboli, la lotta alla povertà, l’approvazione di politiche di sostegno a favore delle persone disabili, la sburocratizzazione dell’apparato statale, il perseguimento dell’evasione fiscale, il rilancio del Mezzogiorno e una riforma delle pensioni integrate al minimo di un importo non inferiore ai 1.000/00 euro mensili che riequilibri la disparità, tra persone abbienti e non, del sistema previdenziale. Sono queste le “pregiudiziali” che la confederazione, con i suoi 180mila iscritti e 57mila pensionati e con un indotto complessivo di 300mila operatori, considera decisive per riaffermare nella prossima campagna elettorale la centralità del sistema agroalimentare-ambientale e delle piccole e medie imprese artigiane e commerciali.
Nella sua assoluta autonomia ed apartiticità, e in un momento storico in cui l’Italia è chiamata a ripartire con nuovi presupposti dopo 18 anni di parole al vento e menzogne, la Confeuro rivendica un atto di determinazione per modificare drasticamente la distribuzione delle finanze. In Italia la spesa pubblica dedicata alle pensioni, è bene ribadire totalmente sproporzionata a vantaggio dei ceti più alti, è di sei volte maggiore rispetto agli investimenti per la scuola pubblica, l’università e la ricerca, fattori trainanti delle economie mondiali maggiormente sviluppate e unica via d’uscita dalla crisi economica globale degli ultimi anni. Sono gli enormi sprechi che logorano le risorse pubbliche italiane (la Germania, lo Stato con il più avanzato welfare del mondo, spende 80miliardi di euro in meno) a ostacolare l’obiettivo di riportare i finanziamenti per università e scuola pubblica al livello dei paesi che puntano sulla conoscenza come fattore di sviluppo, nonché capaci di garantire ai lavoratori inoccupati un salario di sostegno e dei percorsi di reinserimento nel mondo del lavoro.
È necessario che chiunque gestisca le casse dello Stato risponda dei propri risultati ai cittadini. La mancanza di trasparenza è alla base della crisi economica, culturale e sociale del paese e origine dell’assenza della meritocrazia negli ambienti di lavoro. L’incidenza della corruzione, di circa 60 miliardi di euro annui, non è che una ennesima prova di quanto i criteri di produttività e capacità siano relegati a comparse in un sistema del lavoro assoggettato a clientelismi e interessi personali, ormai divenuti patologici.
La lacuna più importante della pur difficile riforma del mercato del lavoro varata dal ministro Fornero è l’inamovibilità dei dipendenti pubblici, la quale costringe le amministrazioni pubbliche a poter usare la sola leva del blocco delle assunzioni per ridurre i costi. E’ inevitabile poi non notare l’iniquità, manifesta soprattutto nella frattura sociale determinata dalla questione esodati, che ha caratterizzato il provvedimento Fornero, in più punti troppo penalizzante per le fasce più deboli.

La crisi che ha colpito l’intera economia italiana, e in particolar modo il sistema primario, ha origini profonde e strutturate. Molti nuovi elementi che hanno agito da concause hanno le proprie radici nelle falle sistemiche di cui il comparto agroalimentare è ammalato da tempo e che la crisi ha solo contribuito ad acuire, come l’eccessivo peso della burocrazia e la mancanza di terreni agricoli.

Per rilanciare e rinvigorire l’agricoltura è necessario:
Incentivare il ricambio generazionale creando le condizioni affinché i giovani ritornino in campagna e favoriscano la multifunzionalità del sistema primario, rappresentata anche dallo sviluppo imprescindibile della green economy.
Potenziare e favorire la cooperazione tra gli attori del mondo agricolo agevolando la costituzione di Organizzazioni di Prodotto (O.P.), essenziali per l’aggregazione dei produttori, la concentrazione dell’offerta, le indagini sulla domanda e il monitoraggio dei flussi commerciali per una programmazione colturale capace con le proprie eccellenze di fungere come attrattiva per i mercati internazionali e implementare così la quota di valore aggiunto destinata ai produttori.
Attuare una politica sinergica per la montagna che sappia valorizzare il ruolo dell’agricoltura multifunzionale, il miglioramento generale dei servizi e dell’ambiente e il rafforzamento delle produzioni tipiche di alta qualità e biologiche che, unitamente all’agriturismo, contribuiscano a migliorare il reddito delle aziende che operano nelle aree svantaggiate.
Implementare quelle politiche innovative che privilegiano la competitività e la ricerca, la sicurezza e la qualità dei prodotti agroalimentari, la valorizzazione delle risorse rurali, la diversificazione produttiva e le pratiche di sviluppo sostenibile.
Agire fiscalmente per rilanciare l’attività agricola e ridurre i costi di produzione abolendo le accise su benzina e gasolio e favorendo l’accesso al credito anche grazie allo snellimento delle sue procedure.
Aprire le porte del mondo agricolo alla partecipazione, affinché le idee e le proposte di tutti collaborino nel progetto di un’agricoltura diversa.

L’agricoltura esige un cambiamento vero e radicale, per cui occorre una nuova PAC orientata a favore dei soli agricoltori che producono derrate alimentari e un piano nazionale che permetta alle imprese agricole di gestire il cambiamento e di non subirlo. I meccanismi di tutela e di gestione comune degli interessi del settore non possono prescindere dal rinnovamento delle modalità di partecipazione e rappresentanza, viziate in questi anni da forme populiste e settarie perpetuate da chi ritiene di agire per conto di tutti, senza accorgersi che nel nuovo sistema è zavorra.
Il mondo delle piccole e medie imprese italiane, che agiscono sia all’interno del sistema agroalimentare e ambientale che dell’artigianato e delle micro aziende commerciali e dei servizi, richiede:
Politiche strutturali di risanamento e di potenziamento della rete commerciale per le eccellenze agro-artigianali (lavorazione artigianale e confezionamento) e normative di supporto dell’export sui mercati internazionali.
L’incentivazione di politiche energetiche alternative attraverso la rimozione di quelle regole ataviche e obsolete che ancora oggi ostacolano il processo per un approvvigionamento di risorse non fossili.
L’abolizione dell’imposta relativa all’IRAP.
Politiche di riduzione dei costi di produzione che incidano marcatamente sugli sgravi fiscali e contribuitivi, potenzino e sburocratizzino i consorzi FIDI per snellire il procedimenti amministrativi e garantiscano nuove linee di credito.
Un rapporto virtuoso tra Stato e cittadini anche negli stessi processi di controllo e recupero di imponibile che in vaste aree del Paese ha causato, soprattutto al Nord, attraverso l’opera spesso invadente e coercitiva delle agenzie di recupero crediti, forti sofferenze e disagi sociali; per questo diviene urgente garantire dei meccanismi di difesa da eventuali ingiustizie ed errori a tutela dei cittadini. Se da una parte è giusto evidenziare gli eccessi, al contempo è anche doveroso riconoscere la capacità di queste stesse strutture di colpire chi accumula grandi patrimoni evadendo le il fisco a danno della collettività.
Riformare la giustizia, altro fattore legato agli sviluppi economici e morali a cui il paese dovrà far fronte e spesso artefice dei lacci che impediscono, soprattutto alle piccole imprese, di ingrandirsi e di conquistare un posto di rilievo nei mercati. Anche questo aspetto è chiaramente connesso alla responsabilità delle istituzioni, in questo caso della magistratura, di agire sempre e solo per conto dell’interesse dei cittadini italiani e senza inseguire in alcun modo forme di particolarismi e personalismi.

La Confeuro, con l’approvazione del presente documento, intende ribadire la propria scelta di essere megafono di modelli di sviluppo economici, culturali e politici diversi rispetto a quelli che hanno causato la crisi e la sfiducia dei cittadini. La confederazione non intende in alcun modo rinunciare o fare passi indietro rispetto ad un dovere che sente essere prima di tutto civico e coerente con il percorso iniziato undici anni fa.