IL GIOCO DELLA SEDIA AL MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE

Gen 28, 2014 | News

E siamo arrivati anche alla sesta edizione dal 2008 del “gioco della sedia” al ministero per le Politiche Agricole. Candidati ufficiali ancora non ce ne sono, ma i soliti rumors non mancano. Ovviamente, nemmeno a dirlo, anche questa volta non sembrano voler assecondare quella voglia di cambiamento espressa dagli agricoltori italiani e quasi sicuramente la poltrona verrà assegnata sulla base di logiche di partito o di vicinanza a quelle organizzazioni che, nonostante siano ai vertici della rappresentanza agricola da decenni, ancora non hanno avuto il buon gusto di ammettere i propri fallimenti.

Difficile dire cosa dovremo aspettarci. Probabilmente nulla di diverso rispetto a quanto visto fino ad ora. Eppure non sarebbe illogico, soprattutto vista la retorica sul merito propagata ogni giorno dalle istituzioni, che il dicastero venisse affidato sulla base di un curriculum improntato sull’agricoltura. Questo sì che sarebbe un segnale di discontinuità.

Ma le parole finiscono con i fatti. E noi, le parole, le ricordiamo bene. Ricordiamo ad esempio “l’esigenza di riformare il mercato del lavoro”, di “garantire maggiore equità sociale” e di “ripensare la filiera agroalimentare”. Tutte parole appunto. L’agricoltura non è in grado di reggere a molti altri colpi, e soprattutto, gli agricoltori non possono garantire di avere pazienza per sempre.

Mentre dal governo arrivano solo chiacchiere, il livello dei consumi cala sempre di più e i costi di produzione aumentano. Inoltre la concorrenza internazionale è sempre più pressante poiché approfitta della fase recessiva per mettere da parte la qualità delle produzioni e vendere a basso costo: esattamente il contrario di quel che invece andrebbe fatto per rilanciare il valore del primario.

Per cambiare tutto questo e migliorare la situazione dell’agricoltura italiana c’è bisogno di un governo e di un ministro. Ma al momento non abbiamo nessuno dei due.