INIZIATIVA COMUNE

Feb 14, 2018 | News

In ogni luogo un essere umano si trovi, in situazioni di soggezione, sofferenza e alienazione e se a queste situazioni siano imputabili responsabilità individuali, sociali, organizzative, istituzionali o culturali.

INIZIATIVA COMUNE

interviene in sua difesa, senza distinzione alcuna e agisce nei confronti di qualsiasi soggetto, sia di diritto pubblico che di diritto privato.
 
IL VASCELLO ITALIA

Stiamo viaggiando in mare aperto, con una rotta incerta, la traccia debole, la visibilità è scarsa, il vascello “Italia” imbarca acqua. I passeggeri, come nulla fosse, chiacchierano, si divertono e danzano sul ponte, indifferenti a ciò che accade, presi dall’euforia della competizione elettorale, che a marzo rinnoverà il Parlamento.
Ma davvero si sta facendo qualcosa per fare ripartire il Paese?
Molto poco!  Bonus più bonus  e poi, fiumi di parole e discorsi forbiti,  ma i dati veri  raccontano un’altra storia. La produzione industriale oscilla, la disoccupazione è altalenante, il debito pubblico aumenta, sia in assoluto sia in rapporto al PIL, a tutto questo aggiungiamo che le tasse, sono aumentate anche in modo indiretto.

Finché i parametri dell’Italia saranno lontani dalla media UE e la Pubblica Amministrazione resterà in preda alla burocrazia, finché la giustizia civile e quella amministrativa continueranno a gettare sabbia negli ingranaggi delle leve dell’economia, l’Italia non sarà in condizione di riprendere una navigazione sicura. Ove non si metta ordine alle regole fiscali, con una lotta senza quartiere alle mafie e agli evasori, il Paese segnerà il passo.
L’Italia, non ha bisogno di miracoli, ma semplicemente di più gente onesta e del rifiuto di ogni ipocrisia e doppiezza.
Il prossimo  timoniere dovrà conoscere la rotta ed essere in grado di raddrizzare la nave. Perché la nave Italia, tra ufficiali che rubano e passeggeri senza documenti, è senz’altro un problema da affrontare subito, pena il naufragio.

PRINCIPI  FONDATIVI

INIZIATIVA COMUNE è  sodalizio di opinione, di cultura politica e di proposte.

Fondato da migliaia di lavoratori con la partecipazione dei cittadini aderenti a:

–       RADICI – Raggruppamento Corpi Intermedi Nessuno Tocchi le Radici
–       CONFEURO – Confederazione degli Agricoltori Europei e del Mondo
–       SOGGETTO GIURIDICO – Organismo di Aggregazione Intercategoriale e Coinvolgimento dei Cittadini
 
L’Atto Fondativo raccoglie la volontà di piccole imprese artigiane, esercizi commerciali e prioritariamente aziende agricole e, comunque, PMI destinate a morire, perché tagliate fuori da ogni opportunità di innovazione e di rilancio.
È comune la percezione della gravissima crisi depressiva che si è impadronita del Paese. È tempo di uscire dall’isolamento e ritornare a dare il nostro contributo, per una nuova Italia vista nel contesto di una rinnovata Europa dei popoli, tollerante e solidale. Una Europa più sensibile alle istanze dei giovani, attenta alle politiche per gli anziani ed aperta a tutti coloro che credono nei valori e nella democrazia. 
 
INIZIATIVA COMUNE:

–  mette in discussione  il modo di essere nel sociale. I campi in cui si giocano le sorti di una società equa ed inclusiva, giusta e solidale sono: Agricoltura, Lavoro, Welfare, Formazione e Istruzione. Siamo persone semplici, amiamo la natura, siamo lavoratori, inoccupati, artigiani, esercenti. Siamo contadini, amiamo il pianeta, la luce e la vita! Non ci riconosciamo nelle politiche di mestiere, siamo gente libera, ci teniamo alla nostra autonomia. Rispettiamo le regole e agiamo nell’interesse generale della Repubblica. Il nostro impegno è e sarà sempre più forte, per ripristinare la legalità, per rimarcare i principi, i valori dei padri che hanno fatto l’Italia. Uniti per non morire, liberi di restare insieme;
– afferma la necessità di prendere coscienza, cognizione e consapevolezza del passato, di chi ha costruito il mosaico dei valori, della libertà, dei diritti e dei doveri, tessendo la tela della Libertà, lasciandoci un’eredità che nessuno deve rinnegare. Responsabilmente, non possiamo dimenticare un passato intriso di “schizzofrenia del potere e del comando”, che la resistenza ha cancellato e che con forza dobbiamo impedire che si ripeta;
–  sostiene azioni volte a rimuovere situazioni di discriminazione, di esclusione, di intolleranza, di emarginazione e contro ogni forma di ignoranza, di violenza, di censura, di ingiustizia e di “esclusione sociale”.
–   ritiene che la morale è una e non può cambiare a seconda delle circostanze, o in base ai desideri di coloro che credono di “somministrare” una sorta di democrazia che oscilla in base all’umore di chi è convinto di essere il depositario.
Quando il Paese chiama, non si può restare indifferenti all’agone politico né dagli Opinion Leader. Occorre democraticamente intervenire per dare un contributo, anche sul piano culturale che vede l’uomo, non macchina da governare, ma individuo sensibile ai valori e al vivere

civile.

I   T   A   L   I   A
* di Spighe e di Rose *
 
DAL  REGNO  ALLA  REPUBBLICA 

La storia dell’Italia è stata scritta più volte, da quando Garibaldi sbarcò a Marsala, alla breccia di Porta Pia, alla proclamazione del Regno D’Italia.
Il 2 ottobre 1870 si svolse il plebiscito per l’annessione di Roma al Regno d’Italia: i Sì riportarono una vittoria schiacciante.
Pio IX definì “ingiusta, violenta, nulla e invalida” l’occupazione, si dichiarò prigioniero politico e proclamò il “Non Expedit”, cioè il divieto per i cattolici di partecipare alla vita politica, che venne a cadere solo con la nascita del Partito Popolare di Sturzo, nel 1919. Poi i Patti Lateranensi, con  l’“Uomo della Provvidenza” (Mussolini).
Negli anni a venire la storia dello Stivale è scritta col sangue degli innocenti. La prima guerra mondiale, le guerre d’Africa, Egitto, Libia, Eritrea. Di quel tempo ci sono solo spine, né riteniamo sprecare altro inchiostro. 
Dopo le bombe, finzioni, tormenti, tribolazioni e sofferenze. Falsi profeti che sono saliti al potere in veste di pecore, ma dentro lupi rapaci. 
Governi artificiali con finte corone di spine, che negli anni hanno aumentato a dismisura solo il debito pubblico. Dalla corona di spine al filo spinato.
Da milioni di anni i fiori mettono le spine. Da milioni di anni le pecore mangiano ugualmente i fiori. E non è forse una cosa seria cercare di capire perché i fiori si danno tanta pena per mettere spine che non servono a niente?
Si racconta che santa Rita da Cascia, nel pieno di un inverno gelido, chiese ad una donna di portarle rose e fichi dall’orto della sua casa natale. Con meraviglia, fra la neve e il ghiaccio c’era un roseto fiorito e un fico colmo di dolci frutti! Per questa ragione è la “Santa delle cause impossibili”.
La pianta del grano simboleggia il ciclo delle rinascite. Poiché il cereale prima di nascere, in primavera resta sepolto sotto terra, rappresenta l’analogia del passaggio dell’anima dall’ombra alla luce. Nelle civiltà agrarie la spiga è stata spesso utilizzata come simbolo misterico. 
Il simbolismo fortissimo della spiga consiste nel fatto che essa contiene il grano che MUORE, sia esso per NUTRIRE ora, che per RINASCERE dopo la semina. Ma dopo le spine, le spighe e le rose.

FAME  E CONTADINI

16 ottobre 1945-Quebec: nasce la FAO – Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura. Quando nacque i paesi erano 44, oggi se ne contano ben 191, oltre l’Unione Europea. Considerata la quasi totalità dei paesi che ne fanno parte, deduttivamente dovremmo registrare un successo inusitato, niente più fame, niente povertà, insomma una civiltà mondiale degna del III millennio. Poi nel 1961 nasce il PAM – Programma Alimentare Mondiale – L’ultimo in ordine di tempo IFAD – Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo.
Nelle tematiche trattate da molti adolescenti è ricorrente la domanda: “Come mai siamo ancora alla continua ricerca di soluzioni per debellare la “Fame nel Pianeta”, atteso che le Nazioni Unite, con la FAO, sono circa 70 anni che si battono contro la malnutrizione e poi c’è il PAM e ancora l’IFAD e, come si spiegano, la carenza di farmaci, la mancata assistenza, soprattutto il dipartire di 15-20 bambini al minuto? 
E come la mettiamo con i nostri contadini e i piccoli produttori agricoli dei paesi in via di sviluppo, che non hanno disponibilità economiche e nemmeno dimestichezza nell’uso dei computer? Una domanda per la quale bisogna evitare che la risposta sia prerogativa dei “sostenitori della globalizzazione” e delle multinazionali. Nei fatti, i nostri piccoli coltivatori stanno pagando le cambiali della POLITICA AGRICOLA COMUNITARIA  –  PAC  –  le cui disponibilità sono, per l’80%, appannaggio di macro aziende a guida di “imprenditori in cravatta” che sono meno del 20% del totale.
 
LA FEDE E LA  RAGIONE

La storia riporta che le rivoluzioni le fanno i popoli, con scopi nobili come libertà, legalità, giustizia, democrazia, diritti, nella fattispecie sono le multinazionali che impongono una sorta di rivoluzione “obbligata”, del tipo prendere o chiudere. Nella sostanza il benessere è roba per pochi e chimera per il resto dell’Umanità che è costretta a rifugiarsi nella fede, in attesa del miracolo. Noi vogliamo credere nella ragione e, pur rispettando il divino, siamo desiderosi di capire e ricercare una spiegazione su tutto. Infatti la ragione non dice: “Alzati e cammina”, perché non lo ammette e per la sua stessa natura non può neanche pensarlo, anche se: “Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio”.  Eppure si tratta di vite umane, forse non contemplate nel Digitale del presente e nemmeno nell’immaginario futuro?

AGRONICA 

Con lo scorrere degli anni, la popolazione del Pianeta crescerà vertiginosamente, occorrerà più cibo di qualità a costi sempre più bassi.
Per affrontare efficacemente la crisi, le grandi aziende agricole specializzate hanno cominciato a riprogettare le proprie attività in termini di automazione e robotica, nella speranza di migliorare la produttività e massimizzare le risorse. 
Sul  treno della Robotica, ormai, l’agricoltura deve necessariamente salire. I nuovi Robot sono in grado di imparare dai loro errori e di seguire istruzioni complesse, diventando, per i produttori in cerca di manodopera, una risorsa preziosissima. 
Con i nuovi accorgimenti, si legge in giro che l’agricoltura ha spiccato il volo, ma i passeggeri sono altri,  gruppi noti nel campo degli apparecchi radio e televisivi, che  stanno investendo  su alcuni prodotti per i quali c’è una forte domanda.
È il caso di Panasonic, Sharp, Sony, Toshiba e Fujitsu. Prediligono però le coltivazioni senza acqua e terreno ma con idroponica e led, che massimizzano la fotosintesi e assicurano una maturazione a velocità doppia. Gli imprenditori in cravatta faranno nuove fortune puntando sulla “banda ultra larga”.
 
IL  PRESENTE

Del “domani” sono in tanti a scrivere e parlare.                                               
V’è certezza che il domani lo si affronti migliorando il presente, con una piattaforma di politiche differenziate, senza cadere nell’errore di creare comparti di serie “superiore” e lavoratori  “moderni schiavi”. Non sarà sufficiente puntare su “Industria 4.0”, occorre considerare, per la giusta valenza, tutti gli altri settori del sistema delle PMI, dove le persone, quotidianamente, danno il meglio di sé creando un indotto che da sempre regge il Paese. Nelle politiche di pianificazione al lavoro le piccole aziende vanno inserite in un piano di innovazione e sviluppo,  inteso anche come collaborazione tra persone, riservando  un ruolo centrale al lavoratore in quanto ricchezza che valorizza l’impresa.
Resta inalterato il principio che «L’obiettivo vero da raggiungere non è il “reddito per tutti”, ma il “lavoro per tutti”! Perché senza lavoro per tutti, non ci sarà dignità per tutti».

LA  SIGNORA POLITICA

Quando ci si rivolge ad una Signora, bisogna farlo educatamente, con cortesia e rispetto. Se la Signora si chiama POLITICA, non basta la sola educazione, occorre ben altro.
Perché questa è una Signora particolare, quando agisce, disfa, annuncia e promette, lo fa sempre a spese degli altri.
Evitiamo di cadere nell’ipocrisia che porta a scrivere un’abbondanza di protocolli, codici e cavilli in commi a contratti, per poi lasciare che la realtà continui a discostarsene con “deviazioni gigantesche”, generando così una doppia stortura: da una parte le norme si fanno più complesse; dall’altra i cittadini smettono di farvi affidamento.
Senza un pizzico di anima e di autostima  il mondo diventa un grande supermercato senza regole, in cui ognuno acquista dove risparmia, anche se a farne le spese sono persone, usate come asini da soma e costretti a vivere con un dollaro al giorno.
Ma ciò che conta maggiormente è la certezza che la verità sia vera, non perché sia un obbligo di legge, ma perché frutto della serietà di chi si avvale e corteggia la Signora, forse convinto di essere un privilegiato, rispetto a coloro che lo hanno delegato.

DEMOCRAZIA  RAPPRESENTATIVA

In ordine alla valenza della democrazia rappresentativa, dagli esperti c’è la conferma che essa resta ancora il sistema migliore. Nei fatti però, l’opinione pubblica si divide, in quanto sulla stessa sussistono differenze tra i vari Stati.
Di recente, su un’info-grafica dell’Ufficio Studi Coop, si mettono a confronto i dati degli ultimi 10 anni sulla partecipazione. Sono meno del 10% gli Italiani che parlano di politica, mentre solo il 17% ascoltano i dibattiti politici, una fetta molto piccola della popolazione partecipa a comizi o a cortei, meno dell’1% svolge attività di volontariato per i partiti. Il risultato più tangibile è il “non voto”! Un fenomeno inarrestabile che potrebbe indirettamente trasformarsi in un pericolo per ogni forma di democrazia.
Un errore imperdonabile è la dimenticanza del passato. Per i novelli statisti siamo diventati residui speciali  altamente inquinanti, ma per fortuna bio-degradabili. Woody Allen, tra i suoi infiniti aforismi, ha detto più o meno: “Siamo ad un bivio, da una parte la fine, dall’altra la disperazione…”.
Noi siamo dell’avviso che il destino invece può essere cambiato poiché esso è inerente alle caratteristiche umane: l’uomo “faber est suae quisque fortunae” (Ciascuno è artefice della propria sorte). L’unico arbitro del proprio destino è dunque l’uomo stesso.
 
PRIMA DEL DOPO

La coalizione o il partito che il 4 marzo sarà incoronato dai consensi degli Italiani, dovrà necessariamente dare risposte e soluzioni alla zavorra che il paese si trascina ai piedi. Lavoro, pensioni, tasse, debito pubblico, sicurezza, migranti, ma anche emigrazione giovani, prospettive, futuro, qualità della vita e nuovo ruolo per lo  Stivale di fronte all’internazionalizzazione ed alle economie di mercato dettate dalle multinazionali. Insomma in campagna elettorale si parla, si promette il massino, sembra tutto finalizzato solo ai consensi.
Consentiteci: noi che di voti non dobbiamo prenderne, invece, possiamo permetterci di parlare di alcuni problemi che all’apparenza sembrano dimenticati o protratti nel tempo, visto che non sono di facile ed immediata soluzione.
Si sta parlando di diversi modi di essere disoccupati – del più grande degli sprechi italiani –  di percorsi demografici che non tornano e strumenti di welfare da non ridicolizzare. 
Noi, per ora, ci limitiamo a rendervene consapevoli. Con la segreta speranza che qualcuno voglia  prendersi  la briga, a tempo perso, di andare a controllare.
Tra i numeri che leggiamo ci balza agli occhi il 36% della percentuale della disoccupazione giovanile, un dato quasi costante, che resta anche quando le cose dicono che vanno bene. Un altro è 65mila e corrisponde al calo delle immatricolazioni universitarie tra il 2000 e il 2015. Poi c’è 89 e cioè il numero degli investimenti diretti esteri realizzati in Italia, paragonato ai 1063 della Germania, nel medesimo anno, resta una ferita aperta e causa primaria della fuga dei nostri cervelli. Pare che un fisco migliore, una giustizia più veloce, una ricerca universitaria di base molto ben finanziata aiutino, e molto potrebbe fare una burocrazia snella ed una amministrazione efficiente.
È circa 1.300/00 euro, il reddito minimo garantito mensile che prende un lavoratore che ha perso la propria occupazione in Francia, Germania, Belgio, Austria, Regno Unito, Irlanda, assieme alle politiche attive e di formazione per aiutarlo a trovarne uno nuovo. Sono tutti Paesi che hanno un debito pubblico più basso del nostro. Sono tutti Paesi in cui non ci sono lavoratori di serie A e lavoratori senza alcuna tutela. Sono tutti Paesi che nel 1992 hanno rispettato la direttiva europea che imponeva una misura universale di sostegno al reddito agli Stati membri. Solo Italia e Grecia l’hanno snobbata.

PRIORITÀ
VERITÀ È FIDUCIA

“La natura ha sepolto la verità nel fondo del mare”,  l’umanità si è sempre interrogata sul concetto di verità. Oggi questi aspetti assumono un’importanza ancora più essenziale perché sulla verità e l’affidabilità si giocano importanti partite che hanno in mano i destini della nostra società: quelle della libertà di espressione, della responsabilità e quindi del potere.
In un mondo che non crede in nulla, neanche ai dati numerici ed alle verità scientifiche, imporre un nuovo tipo di fiducia può essere l’unica soluzione. Riscoprire la forza e la lucidità dell’individuo, dunque, può servire affinché si ristabilisca uno slancio di fiducia nelle istituzioni.
Tuttavia è una sensazione condivisa che oggi non ci si possa più fidare di nessuno. “La fiducia è come l’energia: non si distrugge, ma si modifica”.  Insomma siamo in un’epoca in cui la fiducia non si è annullata, semplicemente si è disgregata ed è passata dalle istituzioni agli individui. Solo con il dialogo e con il confronto emerge l’esigenza di prendere coscienza, cognizione e consapevolezza del passato, di chi ha costruito il mosaico dei valori, della libertà, dei diritti e dei doveri, tessendo la tela della storia, lasciandoci un’eredità che nessuno deve rinnegare.
Solo un albero della verità grande, robusto e rigoglioso. Può fare si che ritorni la fiducia nella democrazia costituzionale e nelle istituzioni della Repubblica.

SCUOLA E ISTITUZIONI

La scuola è il veicolo più importate per il futuro delle attuali e delle nuove generazioni. Se si vuole dare un nuovo impulso alla società italiana occorre partire dall’educazione dei nostri bambini, dei nostri ragazzi, dei nostri giovani. Occorre cioè seminare, fin dall’infanzia, quei germi culturali che dovranno via via maturare per formare una classe di cittadini rispettosi delle regole, consapevoli che il merito dovrà essere l’unico parametro di valutazione per la crescita culturale e professionale.
In  Italia  il ripristino del senso della legalità rappresenta uno degli obiettivi principali di chi voglia davvero cambiare le cose. Solo la scuola può porsi come modello alternativo.
Un modello alternativo volto a trasmettere non solo nozioni, ma anche modelli di comportamento ispirati appunto al rispetto delle regole. Nei vecchi programmi scolastici una materia fondamentale era l’educazione civica.
L’educazione civica,  introduceva i giovani al significato della legge e dei principi costituzionali, al senso del rispetto dell’altro come momento fondante della convivenza civile, all’osservanza delle regole come momento imprescindibile per la crescita sociale ed economica, all’esercizio del diritto come momento costitutivo di un potere limitato dagli altrui corrispondenti diritti, al rispetto dei doveri come forma basilare per il riconoscimento del proprio diritto.
Non per ultimo, proporre che nei programmi scolastici sia di prassi l’insegnamento sistematico di quanto pubblica la Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, in ordine a leggi, decreti ed altre norme che interessano i cittadini. Alla stessa stregua va consultata la Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, considerando che la normativa Europea – regolamenti della Commissione e del Consiglio, direttive, bandi e accesso banca-dati – deve essere bagaglio culturale dei giovani ai vari livelli formativi.
Troppi giovani scelgono corsi di laurea senza sbocchi lavorativi e quindi i numeri sono da brividi: un giovane su quattro ha un percorso lavorativo disallineato rispetto al suo percorso di studi. Il mondo impone che la formazione sia continua, che le aziende si preoccupino dell’evoluzione delle competenze dei propri addetti, che il sistema si faccia carico di dare nuova formazione ai disoccupati in funzione dell’offerta di lavoro, per rimetterli in gioco. Più del reddito di cittadinanza per non fare nulla, servirebbe semmai un’istruzione di cittadinanza, per
tutti.
 
LAVORO – RIVOLUZIONE – SICUREZZA

È proprio vero che il mondo è in pieno movimentismo, legato più alle opportunità che alla logica di una realtà che perde i pezzi e, pur sapendolo, continua a girare imponendo un cambiamento che proprio i lavoratori stanno subendo. Ma non tutti!
Oggi se vuoi trovare lavoro presenta le tue idee e non solo i tuoi titoli. Il mondo è pieno di gente preparata, competente, titolata e perfettamente in grado di svolgere un determinato lavoro: ma sono tutte cose che non bastano più. Bisogna anche avere elasticità mentale, capacità di inventiva, voglia di novità e di scoperta.
È quasi incredibile che alle soglie della più grande rivoluzione tecnologica, culturale e sociale che il mondo abbia mai conosciuto, c’è ancora moltissima gente che cerca un posto di lavoro come quelli cui erano abituati i nostri genitori e nonni.
Un posto fisso, sicuro, da dipendente, con uno stipendio che basti per vivere bene, comprarsi una macchina, andare in vacanza e a tempo perso, magari, mettere su famiglia.
Come cercatori d’oro del nuovo millennio, perfettamente consapevoli di quanto sia difficile trovare un “posto”. Sostanzialmente le speranze sono ben poche a dire il vero e alcuni sono già finiti nelle schiere dei cosiddetti “scoraggiati”, rinunciando al lavoro e a tutto il resto.
Bisognerebbe fare qualcosa di serio, per affrontare la rivoluzione del XXI secolo, formando i giovani e quelli che li precedono, senza dimenticare che il lavoro è dignità. Il lavoro è liberta.  Il lavoro unisce. Il lavoro deve essere la pietra fondante che garantisce il futuro per le nuove generazioni, senza ignorare quelli prima di loro, affinché si possano integrare dignitosamente in una società obbligata ad adeguarsi.
In ordine alla sicurezza sul lavoro è  necessario riaprire il dibattito,  con l’eventuale coinvolgimento proprio dei senza lavoro. Morti bianche – disoccupazione – sicurezza si potrebbero compensare tra di loro.
In Italia il quadro delle professioni è stato definito solo in tempi recenti, dopo anni di incertezze. È infatti nel 2008 che entra in vigore il “Testo Unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”. L’81/08 è un testo normativo importante, perché recepisce una serie di direttive a livello europeo: se infatti la Comunità europea ha iniziato negli anni ‘70 a emanare direttive, l’Italia ha impiegato svariati lustri per recuperare il ritardo.
Una materia questa, spesso snobbata, in quanto in ogni professione, più alta è la formazione, maggiori sono le prospettive.  In questo settore non si improvvisa, anche se non mancano i praticoni.

Attenzione, ciò che conta è la specializzazione, anche perché un’azienda, su questi temi, rischia e rischia molto. Un risparmio sulla professionalità del consulente, espone il datore di lavoro a rischi penali e civili.
Insomma sicurezza deve fare il pari con il lavoro, impegnando proprio i disoccupati di ogni età, dopo che hanno frequentato gratuitamente un Master presso Enti specializzati.

SALUTE DEI CITTADINI     

La Salute è un diritto di tutti. Rinnovare o forse meglio stravolgere la Sanità Italiana, con un Piano Nazionale che analizzi e riordini le strutture ospedaliere in rapporto alle necessità dei cittadini in un nuovo contesto nel quale l’assistenza a domicilio prevalga, vista l’età  di quasi un terzo dei meno giovani e dei molti anziani. Si eviti di far pagare ai malati ciò che i sani hanno rubato!
Non più tagli alla salute dei cittadini, ma incremento dei fondi e dei servizi fondamentali per assistere e curare chi effettivamente ne ha bisogno. Sopprimere strutture sanitarie per carenza di fondi, è come riportare la sanità ai tempi del medioevo.
 
AMBIENTE       

Preservare l’ambiente non è semplicemente un impegno. Salvaguardare la natura è un dovere del mondo politico, che non può anteporre la convenienza all’inquinamento, per il semplice fatto che la convenienza è di alcuni, mentre tutti hanno il diritto di respirare e vivere in un ambiente salubre. Il veicolo più efficace è l’Agricoltura il cui ruolo di cura e conservazione del territorio andrebbe riconosciuto con incoraggiamenti mirati. L’Italia è orfana di una politica agricola coordinata con le competenze del Dicastero dell’ambiente che pone in essere interventi scoordinati senza un serio programma a medio termine per abbattere concretamente i veleni che respiriamo.
L’esercizio di non coinvolgere nelle scelte cruciali, per il futuro del Paese, le parti vitali ed organizzate del mondo della ricerca, della coltura, del lavoro e dell’agricoltura denota una visione parziale delle esigenze della stessa società civile. La collegialità è un obiettivo, non un peso.
 
DISEGUAGLIANZA – SOLITUDINE 

Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri. Il divario cresce, nel mondo e anche in Italia. 
Un’indagine realizzata da Demopolis per Oxfam indica che il 61% degli italiani percepisce una crescita della disuguaglianza nel Paese. Si suggeriscono interventi su fisco, lavoro, spesa pubblica. L’Italia è infatti parte integrante della fotografia mondiale che vede contrasti. La ricchezza è sempre più concentrata in poche mani. A metà 2017 il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta, il successivo 20% ne controllava il 18,8%, lasciando al 60% più povero appena il 14,8% della ricchezza nazionale. Così l’Italia – dati 2016 – occupava la ventesima posizione su 28 paesi Ue per la disuguaglianza di reddito disponibile.
I suggerimenti naturalmente sono diversi, resta però nella responsabilità della politica mettere in conto questa piaga che non ci fa onore.
C’è una piaga sociale che dovrebbe allarmare quanto l’esplosione della povertà fra gli italiani e in parte è amplificata proprio dalla massiccia caduta nella povertà di una grossa fascia del ceto medio. Questa nuova piaga potrebbe diventare altrettanto drammatica e costosa socialmente: si tratta della solitudine.
Secondo un’indagine Istat, circa 9 milioni di italiani temono di ritrovarsi soli in un eventuale momento di bisogno dovuto a malattia o altri gravi problemi. La domanda è stata così formulata: «Ha la certezza di poter contare su un certo numero di persone (senza quantificare quante) in caso di gravi problemi personali? Gli altri sono attenti a quanto le accade? In caso di necessità è facile per lei avere aiuto dai vicini di casa?». Ai nove milioni di italiani che ritengono di poter avere un supporto «debole», cioè temono di trovarsi da soli, si aggiungono poi i ventotto milioni di connazionali che danno una risposta «intermedia». Solo quattordici milioni affermano di poter contare su un sostegno «forte».
Sono dati riportati dal sito “Quotidiano Sanità” secondo cui «dai 35 anni in su, la paura di restare da soli colpisce quasi un italiano su cinque».
Ovviamente fra gli anziani e i più poveri c’è una maggiore incidenza della solitudine.
 
 * GIOVANI E MENO  GIOVANI *   

L’arcobaleno è forse l’unico fenomeno che in pochi attimi racconta l’esistenza. Ascende come crescono i giovani e discende come fanno gli anziani. I giovani vanno visti nel contesto della società, non bisogna isolarli nel loro mondo artificiale, commetteremmo un errore ed una grande ingiustizia.
È  senza futuro un Paese che non apre lo sguardo ai giovani e agli anziani, trascurare gli uni o gli altri è un errore fatale. Gli anziani non hanno mai smesso di dare. Hanno scritto la storia, hanno sofferto le guerre, l’amarezza della sconfitta, hanno comunque sempre agito per regalare ai giovani la libertà e con la  ritrovata autonomia hanno coltivato la speranza per la famiglia, di loro abbiamo bisogno.
I colori dell’arcobaleno sono gli stessi della pace, ma il semicerchio non è eterno e prima o poi si dissolvono. Si abbandoni il vezzo dell’emarginazione, basta con l’esercizio dello scarto. Chi governa ha il dovere di ascoltare e di agire con equità, altrimenti non si è capaci di discernere e si cade nel qualunquismo.
Gli italiani meritano altro! La mobilitazione dev’essere un ripiego estremo. Occorre invece il dialogo e la capacità di incidere per migliorare le scelte politiche ed orientare nella giusta direzione.

CITTADINANZA E COSTITUZIONE 

Articolo 9 della Costituzione: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».
Non possiamo assistere indifferenti allo scempio della scuola pubblica, speranza di riscatto per tutti gli italiani.
La scuola, quindi gli insegnanti, per certi versi, devono portare avanti il concetto di famiglia, che in questi tempi si è deteriorato, devono essere preparati nell’insegnamento a discernere fra i casi più bisognosi di aiuto e comprensione. 
Dobbiamo sostenere l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” ed accrescere negli studenti la sensibilità per il valore della cultura, confrontandoci con le difficoltà che sta affrontando l’Italia e studiare soluzioni per risollevarla, a partire proprio dall’istruzione, dalla ricerca e dalla tutela del patrimonio.

GIUSTIZIA         

“Avere giustizia”, “Fare giustizia”, “La giustizia è uguale per tutti”. Quante volte abbiamo sentito o abbiamo pronunciato queste parole? Innumerevoli. Eppure, per la maggior parte di noi, il concetto di giustizia rimane un pensiero astratto, fumoso, che sentiamo lontano dal nostro fare quotidiano e che incute timore e qualche volta ci appare ostile.
Questo perché molte leggi, che sono fondamentali per la costruzione di una società democratica ed appunto “giusta”, sono scritte in una lingua contorta ed inaccessibile ai più. Il cosiddetto “cittadino comune” non è certo dotato di quegli strumenti che sarebbero necessari per decifrare testi che riguardano tutti noi e che hanno un notevole impatto sulla nostra esistenza. Con questo noi non vogliamo una “mancata giustizia” che spinga il cittadino ad essere contemporaneamente giudice ed esecutore, poiché la figura del “giustiziere solitario” ed il concetto di “farsi giustizia da sé”, ci farebbe ricadere in una barbarie non consona ad un popolo che deve essere guidato dalla luce della ragione.
Insomma, si dovrebbe trovare un punto di incontro tra coloro che amministrano la giustizia e i cittadini che la “subiscono”. Più uguaglianza e chiarezza da una parte e maggior rispetto per le regole, dall’altra. Le riforme devono comprendere anche la semplificazione normativa.
 
COMUNICAZIONE   

Negli ultimi anni  le nuove tecnologie rendono più facile sapere in tempo reale cosa succede in ogni parte del mondo, lo svantaggio sta nel non sapere o nel non poter distinguere con nettezza il vero dal falso. L’informazione, per essere efficace non deve subire l’ingerenza del potere politico ed economico. 
Più coerenza e meno personalismi e niente alleanze spurie e occasionali e nemmeno governi “pasticciati”.
Questo è un aspetto da non trascurare, perché gli italiani hanno bisogno di credere che nel XXI secolo, la nostra sia una Repubblica democratica, dove “doveri e diritti” sono ancora prerogativa dei cittadini e non qualcosa in vendita nei supermercati dei “novelli statisti” senza Stato.
Se i padri già oggi disertano le urne in quantità massiccia, i figli alla parola politica rispondono con fastidio: uno su due si dice poco interessato al teatrino messo in scena dai partiti; uno su quattro addirittura se ne disinteressa del tutto.
Li stiamo perdendo. Figli dell’inadeguatezza e delle incoerenze nostre. Sognano un futuro all’estero e dell’Italia ammirano la Ferrari e Valentino Rossi. Sono i millennials, generazione di casa nostra tutta social e poca società: i nati tra la fine del Novecento e il nuovo secolo.

EUROPA: PARLIAMONE 

Secondo il calendario cinese (che inizia il 26 febbraio), il 2018 è “l’anno del cane”. Per i cinesi, il cane è un animale domestico, che non morde e raramente abbaia. Le persone di questo segno sono molto fedeli, molto sensibili e soffrono per le ingiustizie. “L’anno del cane” è anche tranquillo e sereno.
Le previsioni sull’Europa non collimano con l’ottimismo dei cinesi. Nel continente vecchio, tranquillità e serenità saranno difficili. Si vota in mezza Europa.
L’Italia è in una situazione più complessa di numerosi Paesi europei. L’UE e il Fondo monetario internazionale (Fmi) ci ricordano che, senza una riduzione del debito pubblico, non potremo andare né veloci, né lontano. L’argomento, sembra sia sottovalutato.
Occorre arginare la deriva dell’autoreferenzialità della politica, prima del superamento del livello di guardia, con guasti irreparabili, perché le vere vittorie si stabiliscono alla fine di una lunga lotta e non prima. Respirare in Italia non è più un diritto, ma qualcosa da conquistare.

REALISTICAMENTE 

Forse dobbiamo fermare per un attimo il tempo e provare a lanciare il sasso giù nel pozzo per capire se davvero c’è un fondo, se al disastro c’è una fine, perché quando lo toccheremo con mano, il fondo, senza maggioranze politiche, e nemmeno un programma praticabile, che ne sarà del Belpaese? Oppure le agende ce le detteranno da Bruxelles e da altri luoghi più o meno lontani. È fondamentale ripartire  da forme di rappresentanza e di intermediazione reale, dal dialogo con quel che rimane dei corpi sociali, dall’organizzazione territoriale, dalla produzione di un’egemonia o anche solo di un’influenza culturale nel dibattito pubblico, dalla costruzione di una classe dirigente che parta dal territorio e arrivi a Roma senza salti mortali, con la voglia di studiare e d’imparare e la consapevolezza che per governare non basti saper vincere le elezioni.
Si dica la verità! Il Paese è allo sbando e che l’idea del partito liquido, ha abortito trascinandosi dietro  il rapporto diretto tra il leader e l’opinione pubblica, della politica a costo zero e soprattutto della democrazia illusoria attraverso il web. Chi non fa funzionare la propria “azienda”, comunica preoccupazione e quindi  inadatto a governare il Paese. Sarebbe il caso di ragionare, basta dilettanti  allo sbaraglio. 

RIPARTENZA 

Questo è un brevissimo sunto di alcuni comparti che obbiettivamente sono in parte in declino indotto, ma la quasi totalità sono in concreto in seria e forse irreversibile difficoltà economica, finanziaria e soprattutto sono stati utilizzati più come strumenti funzionali per la ricerca di proseliti, e non come veicoli di crescita strutturale e di sviluppo dello Stivale.
Lungi da noi l’idea di giudicare, né siamo in veste di predicatori, ma non siamo avvezzi a girare la testa, difronte ai problemi che tengono in ginocchio la maggioranza degli Italiani.
È interesse comune che l’Italia disegni, soprattutto per le nuove generazioni, un quadro di sviluppo rinnovato, mettendo ordine nella macchina arrugginita e obsoleta dello Stato.
Basta  tasse iperboliche, servizi vecchi pagati sempre troppo cari e poi assistiamo all’esodo di macchinari che vanno oltre confini, e con esse va via anche il lavoro, a discapito dei giovani, che si barcamenano in un tasso di inoccupati  altissimo.
Certo ci sono anche gli ottimisti!  Sono quelli che hanno un super impiego, tipo classe dominante che risolvono i problemi con un bel “Chissenefrega”, degli altri. 
Il nostro impegno andrà oltre i meri fatti di cronaca: la cronaca ormai è dovunque, e proprio per questo ognuno dovrebbe  dare il suo contributo, affinché possa rafforzarsi l’attuale fragile e distorta consapevolezza nazionale, che ci disunisce e ci rende un popolo succube e schiavo, alimentando il sogno che abbiamo di poter costruire un’Italia migliore, finalmente degna e fiera del nome che porta e che tutto il mondo in parte ci invidia.
La posta in gioco è molto alta, si tratta del presente e del futuro delle generazioni che verranno.
Il Paese ripartirà se tutti saremo artefici e partecipi di una nuova stagione che porti un serio e radicale rinnovamento, iniziando col mandare a casa i più arroganti e lo faremo andando alle urne in massa.

AZZURRO 

Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non avete capito ancora niente. Forse un passante potrebbe pensare che la mia rosa vi rassomigli, ma lei sola, è più importante di tutti noi, perché è lei che dobbiamo curare, innaffiare. Perché è lei che è stata teatro, lei è stata lapidata, lei ha visto la fine, lei ha guarito le ferite, lei ha saputo tacere. Noi dobbiamo imparare da lei, senza trascurarla, dandogli ciò che serve, anche se lei non ha chiesto niente.
 

Gruppo di Cooperazione e di Proposte