L’OSSESSIONE DELL’ARTICOLO 18

Set 8, 2014 | News

Ci risiamo. Cambiano gli interpreti ma alla fine si torna sempre alle solite questioni, di fatto molto più ideologiche che tangibili. E quindi, signori e signori, nemmeno a dirlo, rispunta l’articolo 18.

Marchionne, cioè l’uomo la cui azienda riceve somme incredibili dallo Stato italiano e che ha comunque il coraggio di parlare di delocalizzazione, spinge sull’abolizione dell’articolo 18 ormai da anni. E a lui di recente si sono aggiunti anche il vicepremier Alfano e il ministro Guidi; insomma viene facile pensare che le pressioni da chi avrebbe significativi vantaggi da un’operazione di questo genere siano davvero tante.

Comunque veniamo al merito della questione: l’articolo 18 appunto. A chi si riferisce? Alle imprese che hanno 15 o più dipendenti. E quindi? Eppure si sa che la maggioranza delle imprese italiane sono di piccole e medie dimensioni. E poi a che servirebbe eliminare il diritto alla riassunzione qualora fosse dimostrato il licenziamento senza giusta causa? E come si può moralmente sostenere la necessità di cancellare un provvedimento di questo genere? Tutto questo è un mistero.

Ma sappiamo come vanno certe cose e ci viene il dubbio che “l’annuncismo” del governo, fatto di migliaia di svolte dietro l’angolo e promesse, divenga “pratichismo” solo in questa occasione; quella utile a fare contenti molti degli uomini che ci hanno condotto alla crisi e a vessare ulteriormente coloro che l’hanno subita.

La verità è che questo governo, esattamente come i precedenti, si occupa solo di se stesso e dei suoi amici, e poco importa se quest’ultimi non sono stanziati a Cernobbio. I tempi non sono ancora maturi, i politici non sono cambiati e la tendenza a mentire e ad annunciare le missioni impossibili è rimasta intatta. C’è una sola cosa che possiamo sperare sia diversa rispetto al passato: noi stessi. Ci siamo fatti prendere in giro tutta la vita, ma non è detto che dobbiamo continuare a farlo.