MENTRE TUTTI VOGLIONO FERMARLA LA PRECARIETA’ RADDOPPIA

Ott 18, 2012 | News

I giovani precari aumentano, anzi, raddoppiano. A stabilirlo è stata una [ricerca condotta da Datagiovani per il quotidiano ‘La Repubblica->http://www.repubblica.it/economia/2012/10/17/news/precari_raddoppiati-44685426/?ref=HREC2-3]’. L’istituto ha evidenziato come dal 2004 al 2012 il numero di ragazzi under 35 con contratti precari sia passato dal 20% al 40%, un vero e proprio boom cominciato con l’approvazione della legge Biagi. Attualmente il 50% dei contratti di lavoro nazionali è a termine, il dubbio è che l’altro 50% abbia, per sua fortuna, contratti datati e non modificabili.

Eppure non è sempre stato così, la tradizione lavorativa italiana è tutt’altro che precaria. Nel 2001 l’incidenza dei contratti a termine era del 9,6%, molto meno di quanto non lo fosse in Germania (12,7%), in Francia (14,9%), in Spagna (32%) e in relazione media europea (12,4%). La sensazione però è che prima le cose andassero meglio e non peggio, e che il guaio lo si sia fatto poco più tardi.

Probabilmente a determinare “il debole” di molte aziende per i precari, e qui ci permettiamo di dire che non ci voleva un genio per immaginarselo, c’è la differenza retributiva tra questi e i loro colleghi a tempo indeterminato, inferiore dal 20% al 33% dello stipendio netto mensile. Forse è anche per questo che la tanto sbandierata flessibilità, spalleggiata da quasi tutti gli uomini delle principali forze politiche parlamentari che siedono tra i banchi della Camera dei Deputati e del Senato “solo” da 15-20 anni, non ha fatto breccia nella società italiana: su 3,5 milioni di precari 2,2 milioni vorrebbero un contratto a tempo indeterminato. Insomma secondo molti la vera monotonia non è quella del posto fisso, come ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti, ma quella di fare sempre tanti lavori diversi con stipendi ridicoli.

A pagare di più degli altri, nemmeno a dirlo, la tanto auspicata flessibilità, dinamicità del lavoro, mobilità, in italiano semplicemente precarietà, sono le donne, le quali costituiscono l’80% dei lavoratori part-time italiani (pari a 1,1 milioni). Ovviamente dal governo hanno fatto sapere che su tutti questi dati si sta lavorando attentamente e con vigoroso impegno, ma chissà perché non sono/siamo in tanti a crederci.