NEL CUORE LA TERRA

Gen 25, 2017 | News

Dell’Ufficio Coordinamento Confeuro.

Siamo ormai giunti ad un punto di non ritorno, dobbiamo suturare le ferite della Terra. Nel romanzo del Pianeta, una virgola chiama l’umanità a scegliere e a decidere del futuro del mondo che diventa sempre più interdipendente e vulnerabile.
Bisogna necessariamente fare una scelta. O si conviene che la Terra è una comunità ricca di culture diverse ma accomunate dallo stesso destino, oppure solidarietà, equità e benessere sono le solite citazioni.
Se così fosse, rischiamo che le distanze tra ricchi e poveri diventino incolmabili, a tutto vantaggio dell’ingiustizia, dell’ignoranza e delle immani sofferenze causate dalle guerre cervellotiche. Urgono modifiche radicali ai nostri valori, alle istituzioni e ai modelli di vita. L’essere di più e non l’avere di più.
Noi siamo, nel contempo, cittadini di nazioni diverse e di un unico mondo. Ci sono principi interdipendenti per un modo di vivere sostenibile che deve coinvolgere individui, associazioni, organizzazioni, società e imprese economiche; e tutto questo interessando anche i governi.

Si sta facendo riferimento:

A. Al rispetto della vita e della terra in tutte le sue diversità;
B. Al garantire le libertà delle conoscenze, delle responsabilità dirette e collegiali agendo per il bene comune;
C. Al promuovere la giustizia sociale ed economica in modo che chiunque possa aspirare a raggiungere uno standard di vita sicuro e dignitoso, ma ecologicamente responsabile.
D. Al trasmettere alle generazioni future valori, tradizioni e istituzioni che sostengono lo sviluppo a lungo termine delle comunità umane ed ecologiche della terra;
E. Al gestire l’utilizzo delle risorse rinnovabili come l’acqua, il suolo, i prodotti forestali e la vita marina, in modo da non erodere la loro capacità di rigenerarsi e, nello stesso tempo, proteggere la salute dell’ecosistema.
F. Al gestire l’estrazione delle risorse non rinnovabili, come minerali e idrocarburi, con razionalità, in modo da ridurre al minimo l’impoverimento e prevenire i danni ambientali;
G. Al assicurare che nel processo decisionale vengano affrontate le conseguenze a lungo termine, indirette, remote e globali delle attività umane.
H. Al determinare l’accesso universale all’assistenza medica di sostegno e alla salute umana in simbiosi con l’ambiente.
I. Al sradicare la povertà come imperativo etico sociale.
J. Al garantire il diritto di accesso per tutti ai beni di prima necessità – dall’acqua potabile, all’aria pulita, nonché a praticare la trasparenza ed un’equa distribuzione della ricchezza, ma ancor di più del lavoro nell’ambito di una migliore inclusione sociale.

LE REGOLE

– Rafforzamento delle istituzioni democratiche a tutti i livelli per garantire responsabilità e trasparenza a livello di gestione amministrativa, compresa la partecipazione nei processi decisionali;
– Protezione del diritto alla libertà di opinione, espressione e dissenso, per una informazione chiara, indipendente e tempestiva, e soprattutto, veritiera;
– Lotta senza quartiere all’illegalità, alla corruzione e per favorire il processo di smilitarizzazione con l’eliminazione delle armi chimiche e batteriologiche.
Mai come in questo periodo nella storia dell’uomo il destino ci obbliga a cercare un nuovo inizio. Tutto ciò richiede un cambio interiore del cuore e della mente. Richiede la presa di coscienza che la globalizzazione avanza, ma che non va subita.
Facciamo in modo che il nostro breve cammino disegni impronte chiare e leggibili di un rinnovato e forte impegno per la verità, la giustizia, per i diritti indelebilmente cementificati nella terra, che coniuga tolleranza, libertà, pace per il presente e per le generazioni che verranno.

IL SOLCO

Il solco è un’apertura lunga e stretta, più o meno dritta e profonda, prodotta nel terreno con l’aratro mono o bi-vomero, o dall’acqua per il fenomeno dell’erosione. Il solco è una lunga fenditura più o meno ampia e profonda. Seguire, camminare sul suolo di qualcuno, uniformarsi a Lui o imitare le sue gesta. La libertà non scava solchi. Se cammini nel solco somigli a Lui e, proprio a Lui, devi dare conto.
Solo se si è liberi si avverte la sensibilità e la necessità di dare il proprio contributo teso a migliorare l’esistente!
I poveri non vanno strumentalizzati sull’altare dei mercati che hanno come fine unico il profitto, e questo indipendentemente se si specula su chi ha e su chi nulla possiede. Non va dimenticato che spesso per dignità, dopo aver perso tutto, in tanti preferiscono spengere la Luce.
L’iniquità, seguita dall’evolversi dell’internazionalizzazione, è sì, causa primaria della non soluzione dei problemi che aggrediscono il mondo, ma è anche causa nefasta della fine del pianeta.

Il globo, nel complesso, è in confusione e gira male. Il termometro della salute è, proprio paradossalmente, il mondo agricolo. Infatti hanno avuto il sopravvento le politiche egemoniche dei grandi produttori nordici contenute nella PAC – Politica Agricola Comunitaria – basata sul protezionismo e l’interventismo. Proprio il ritiro dal mercato di milioni di tonnellate di derrate alimentari testimonia l’inefficacia della PAC che ha favorito le mega imprese a danno dei piccoli agricoltori produttori di cibo. Comunque, ad arricchirsi, le solite multinazionali note dell’area Centro-Nord del Vecchio Continente, mentre al Sud, a scandire il tempo è solo la fame.

AGRICULTURA

L’agricoltura, in quanto attività di utilizzazione delle terre per ricavare derrate alimentari fresche e indispensabili, si trova in effetti ad essere il cuore dello sviluppo rurale. È così perché essa determina la sicurezza alimentare, influisce largamente sul rendimento della famiglia e, sostanzialmente, costituisce il reale barometro dello sviluppo in ambito rurale.

Negli insegnamenti che rinvengono dalla storia, si rileva che le norme, i componenti e le attitudini dei popoli, influiscono sui mercati e prioritariamente su quello agricolo e il suo sviluppo.

Non ci sono dubbi che la crescita e lo sviluppo siano prima un fatto culturale e poi di impegno a produrre, ma va detto che ad essere essenziale è soprattutto la rivalutazione dell’uomo – inteso come soggetto culturale, nel suo ruolo di motore del “cambiamento”.
La necessità di risolvere le cause strutturali del pianeta non può attendere; non solo per un’esigenza di riordino della società civile, ma anche per guarirla da una malattia che rende fragili, che è indigna è foriera di nuove crisi. La miseria, la vita come reietti, la perenne povertà, hanno bisogno di risposte vere, durature e risolutive. I poveri, dunque, sono il mezzo per allietare i mercati e legittimare la globalizzazione prepotente che ci hanno imposto e che alimenta i ricatti, le speculazioni e il profitto indeterminato e situato al lato opposto della giustizia.

Tra le cause del settore dello sviluppo c’è una mancanza di sapienza, di riflessione, di pensiero in grado di operare una sintesi orientativa per la quale si richiede una visione chiara di tutti gli aspetti economici, sociali e culturali. Si tratta, dunque, non soltanto di toccare le dimensioni essenziali dello sviluppo integrale dell’uomo, per uscire dalla crisi economica internazionale della quale siamo prigionieri, ma nel contempo, di trovare le vie e i mezzi per riemergere dalle sabbie mobili ereditate dall’incapacità dei tanti che hanno confuso il pubblico con il privato.

L’agricoltura è lo snodo del rilancio e la soluzione dei problemi di quella parte del mondo in preda alla fame, alla malnutrizione ed al basso tasso di scolarizzazione. Ciò significa analizzare la povertà nelle sue diverse sfaccettature:

– La povertà finanziaria, economica, materiale, alle quali si aggiunge, sempre più spesso, l’insicurezza.
– La povertà sociale, come malattia di legami sociali tra povertà e solidarietà e come carenza di valori etici tipo “resistenza”.
– La povertà politica come prodotto dell’esclusione dalle sfere e dai processi decisionali.
– La povertà simbolica, come elemento d’incapacità di dare senso a ciò che ci succede.

Lottare contro la povertà, significa dunque riconoscere la sua complessità, identificare le sue cause per sapere quali strumenti e quali azioni compiere.
Lo sviluppo agricolo non trova slancio senza la “cultura” che lo rende possibile. Nei fatti è la cultura che determina l’allocazione delle risorse, la gestione dei fattori di produzione agricola e orienta l’organizzazione ed il funzionamento dei vari settori di riferimento.

Cultura come consapevolezza che la produzione di cibo rappresenta necessariamente il picco della piramide della vita. Per il potenziamento in termini di quantità e di qualità dei prodotti alimentari necessari all’incremento dei popoli e per avere una visione dell’uomo, non come strumento o mezzo, ma come individuo dotato di una personalità che traduce culturalmente le scelte ragionate badando a salvaguardare la natura e a preservare l’ambiente.

MIGRANTI

Immagini raccapriccianti: barconi che affondano, morti innocenti che scappano dalla miseria, che hanno paura delle guerre e sperano in un posto migliore in quel giardino d’Europa, dove la fame c’è, ma la viene nascosta. Lo Stivale offre un’accoglienza che di meglio non si può, non per i profughi, ma per chi dovrebbe dare ospitalità e alloggio. I maligni sostengono si chiami traffico di esseri umani.
Chi dà alloggio e ospita i nostri “migranti”? Sì, siamo il Paese dove l’immigrazione è cresciuta del 50% negli ultimi 10 anni. Un continuo andare oltre, lontani per lavoro o per fortuna, con in tasca un diploma o una laurea.
Intanto le donne e tanti giovani nostrani sono passati dai 3 milioni e 100mila iscritti nel 2006 all’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero – A.I.R.E. – ai 4 milioni 650mila del 2015. I nostri ragazzi migrano in Germania, Regno Unito, Francia, Irlanda, Venezuela, Cina ed Emirati Arabi.

Forse dare una risposta non solo ai giovani laureati meridionali, ma anche ai molti diplomati del Nord del Paese, sarebbe un dovere dei tanti che si vantano di essere una potenza mondiale e espressione massima della democrazia occidentale. Un bagno di umiltà sarebbe salutare per l’Italia, da troppo tempo nelle mani di aspiranti statisti che hanno fatto dello sciacallaggio mascherato un mestiere redditizio.

PRESERVARE :AMBIENTE – TERRITORIO -TRADIZIONI

L’associazionismo, per reggere l’urto della smobilitazione, del disfattismo incostituzionale e della disintermediazione, deve andare oltre il “luogo comune” nella consapevolezza che insieme si costruisce, ma che bisogna farlo giorno dopo giorno. La democrazia per coloro che si comportano lealmente e nel rispetto delle regole, non si cancella per decreto.

Il tempo della protesta, sterile e fine a se stessa, è scaduto. Deve prevalere il credo nei valori Costituzionali riordinando le fila di una proposta costruttiva, inclusiva e rispettosa degli altri nell’ambito di un forte impegno nella società civile per ripristinare la legalità.

All’alba del Terzo Millennio insistere sulla rappresentanza finalizzata agli iscritti – nel primario gli agricoltori tra qualche anno saranno ridotti di due terzi, con il rischio fondato che al censimento del 2020 saranno meno della metà – è ormai riduttiva.

La linearità sta lasciando il posto ai sistemi che sono pensati per interagire con altri simili, per poi tradurre il tutto in un’equazione complessa che interseca più linee che oggi sono ancora parallele. Insomma, anche se la constatazione è agghiacciante, attualmente tra le sigle dello stesso settore la differenza consiste solo nel prezzo dei servizi.

I sistemi sono pensati per far interagire, non più una fase o un prodotto, ma il “ciclo” dei servizi e le storie di più prodotti, sempre più in funzione dell’utilizzatore finale (dedurre, per esempio, che le professioni agricole che si strappano le vesti più per ricevere che per proporre, sono ormai considerate non utili, ma dannose dalle aziende sopravvissute a mezzo secolo di politiche scellerate che sotto false spoglie chiamano PAC).

SEMPLIFICARE E POTENZIARE

Meno cariche e incarichi, snellire i tanti “sindacalisti di carriera” – semplificare per costruire senza che a sacrificarsi siano i più deboli. Le strutture e gli apparati vanno modellati in proporzione alle esigenze, anche se i “totem” si atteggiano ancora come strumenti di burocrazia in grado di pilotare le decisioni.
Un risultato positivo, o negativo, dev’essere assunto in tempi brevi, se non brevissimi, e reso noto al momento. Anche la comunicazione ai cittadini deve essere chiara, così come in un linguaggio comprensibile vanno diffuse norme e regole per l’utilizzo dei servizi pubblici, anche di competenza degli enti locali.

Rendere realmente pubblico ciò che viene spacciato per pubblico con l’ausiolio di mezzi trasparenti è ormai un obbligo. Bisogna rivendicare un diritto acquisito senza l’astensione dal lavoro, ma semplicemente introducendo nuove forme di sensibilizzazione (per esempio per più giorni staccare le spine di Radio e TV di Stato) come atto civile di dissenso, senza creare disagi a gente che lavora e alle altre categorie non interessate. E’ necessario organizzare eventi a porte aperte, per proporre o velocizzare la tempistica delle decisioni serie, ascoltando il parere di chi paga per avere un servizio pubblico efficace ma che sempre più spesso deve rinunciare per la superficialità nella gestione affidata ai nipotini del potente di turno. È tempo di fare una seria ed argomentata rivisitazione delle metodologie per portare all’esterno iniziative d’interesse generale.

TERRA E MENZOGNE

L’Unione Europea, oltre ai pezzi, perde gli addetti all’agricoltura. I dati EUROSTAT sono implacabili. Non sono rassicuranti, stando all’Istituto di statistica Europea, infatti i numeri degli addetti agricoli in Italia non superano la soglia di 800mila unità. Confrontando quel che riporta Eurostat, con i dati ISTAT dell’ultimo censimento agricolo 2010, in sei (6) anni hanno gettato la spugna circa la metà delle aziende rilevate nel 2010. Si tratta di circa un milione (1.000.0000) di soggetti che per ragioni diverse hanno preferito desistere. Del resto i numeri snocciolati dall’agenzia, in capo alla Commissione Europea, ci dicono che solo il 30% degli agricoltori appartengono ai paesi dell’Euro Med, il resto sono di stanza per il 50% in Polonia e Romania. Appena il 20% nei restanti 18 partner. Per ultimo, oltre il 90% delle imprese agricole della UE, sono riconosciute nella fascia storica delle aziende a conduzione familiare.

Per logica deduttiva le risorse UE, destinate al sistema primario, andrebbero prioritariamente investite nell’agricoltura a conduzione diretta, fonte reale di sostentamento dei cittadini d’Europa e di un terzo della popolazione mondiale. E invece stride la destinazione delle disponibilità sempre a vantaggio degli agro-industriali, vigili e attenti nel speculare sul “cibo” anche a causa della deprecabile carenza di politiche nazionali e regionali di recepimento delle continue norme, anche se in parte opinabili, messe in piedi dai cartomanti di Bruxelles. Sono poco meno di 500 milioni le aziende agricole familiari nel mondo e danno da vivere a più di 2,5 miliardi di persone. Si tratta di aziende di ridotte dimensioni: “il 75% non supera 1’ettaro e solo il 2% i dieci”, che praticano l’agricoltura tradizionale. Un terzo della popolazione mondiale dipende da queste aziende.

Occorre che le aziende a conduzione diretta siano messe nelle condizioni di investire ed innovare per risollevarsi e uscire dalla spirale in cui l’hanno cacciata i moderni strateghi di una Europa che, ancora oggi, molti confondono come il pozzo dei miracoli. Bisogna ripristinare le buone pratiche colturali e creare le condizioni per ridurre le emissioni di CO2, riportando i terreni al giusto livello di carbonio, senza dimenticare la lotta alla desertificazione.

Tra poco meno di 35 anni la popolazione mondiale aumenterà di un terzo e, per tenere il passo degli incrementi demografici, la produzione agricola complessiva dovrebbe crescere esponenzialmente.

Occorre innovare la forza e il sistema lavoro, anche a livello planetario. I giovani non vanno strumentalizzati come scudi delle coscienze dei tanti che si esercitano per scopo e non con finalità collettive. Il problema studenti c’è e resta fino a quando non cambieranno le politiche del sistema “scuola” che sono interconnesse con quelle del lavoro, aggiornando e modificando la concezione della Formazione e delle tecniche di apprendimento. Un ruolo cruciale spetta alla ricerca applicata, all’innovazione, alle nuove tecnologie ed ai nuovi canali di comunicazione.

Il mondo contadino di tutta Europa, deserto e in rovina, è la più evidente rappresentazione della decadenza di grossa parte dell’Unione.
Il depauperamento è il risultato di politiche che hanno urbanizzato le campagne, rovesciando nelle terre tecnologie belliche concimi, diserbanti, insetticidi, anticrittogamici senza alcuna certezza dell’alto tasso di inquinamento dei cicli alimentari. Tra l’altro le caratteristiche di non essere impresa, ma di fondarsi come unità di produzione, hanno spinto sempre più le piccole aziende fuori da ogni logica di mercato e per ridotte quantità le ha orientate prima all’autoconsumo e poi alla vendita del sovrappiù a privati e mercatini locali circoscritti.

NEI CAMPI

L’agricoltura contadina è cosa diversa da quella spinta per produzioni più di quantità che di qualità. Le imposizioni burocratiche non si addicono ai piccoli agricoltori, ma sono sacrosante per fabbriche e imprese che programmano, determinando a monte prodotti e profitto – spesso utilizzando manodopera non certificabile – per contenere i costi di produzione per poi conquistare un posto più favorevole in un mercato che privilegia la speculazione e il cabotaggio, senza distinzioni di provenienza dei prodotti. La cosa importante è che qualcuno li acquisti senza andare molto per il sottile. Questo è esattamente ciò che bisogna evitare per le piccolissime aziende familiari che si sentono culturalmente colonizzate e spinte a lasciare, con un gravissimo danno ecologico di identità e solidarietà.

La perdita di popolazione agricola nelle zone collinari e di montagna, gli alti e spesso incontrollati livelli di inquinamento del sistema industriale e la devastante crescita delle periferie dormitorio si intersecano per molti aspetti, al punto da sembrare fenomeni complementari, per via del desolante abbandono da parte della società civile, più attenta al modernismo mascherato dei fuochisti dell’era della digitalizzazione ad ogni costo. Un’agricoltura in grado di migliorare l’ambiente è ormai una esigenza a livello planetario. Continuare a privilegiare i guadagni, a scapito della salute degli esseri umani, è un esercizio pericoloso che compromette il futuro della Terra e delle nuove generazioni.

LA CONSULTA EUROPEA DEI PICCOLI PRODUTTORI AGRICOLI

Delle contraddizioni della PAC ci sono tracce indelebili, le persone che si dedicano alla coltivazione dei fondi hanno, in tutta la UE, un’età media intorno ai 58-63 anni ed i giovani scommettono nel primario solo come remota opportunità di costruire il loro futuro. Onde evitare il depauperamento di quanto è tutt’ora in essere, e per offrire – anche se non si può eludere la fuga di giovani specializzati e laureati dalle origini per ricercare nuove fortune e migliorare le condizioni di vita – concrete possibilità a coloro che guardano all’agricoltura come sistema eco-agro-economico da innovare e sviluppare, bisogna che nel futuro prossimo si immagini l’istituzione dell’Albo dei Piccoli Agricoltori d’Europa nell’ambito della “Consulta europea dell’agricoltura familiare”.

QUALE DESTINO

Noi abbiamo dimenticato, non abbiamo più un passato. Tranne sporadiche ed occasionali celebrazioni, che rievocano in noi vaghe, distorte reminiscenze, prive di qualunque valore etico.
Ma si dice: chi non ha un passato non ha neanche un futuro. È vero, dopo aver assunto il ruolo di venditori di se stessi e poi quello di consumatori bisognosi, in questa terza fase davanti non abbiamo più nessun ruolo, solo il bisogno, o forse solo il bisogno del bisogno. Siamo diventati residui speciali altamente inquinanti, ma per fortuna bio-degradabili. Woody Allen, tra i suoi infiniti aforismi, ha detto più o meno: “Siamo ad un bivio, da una parte la fine, dall’altra la disperazione…”.

Il destino può essere dunque concepito come l’irresistibile potere o agente che determina il futuro, sia dell’intero cosmo, sia di ogni singolo individuo. Il concetto risale alla filosofia stoica che affermava l’esistenza di un ordine naturale prefissato nell’universo ad opera del Logos. “Il destino invece può essere cambiato poiché esso è inerente alle caratteristiche umane: l’uomo “faber est suae quisque fortunae” (Ciascuno è artefice della propria sorte). L’unico arbitro del proprio destino è dunque l’uomo stesso.

INIZIATIVA COMUNE

Confeuro nell’immediato futuro deve profondere le sue energie per mettere insieme forze del sistema Agricoltura e dell’indotto Agroalimentare per dare corpo ad un soggetto giuridico innovativo, aperto al contributo del mondo dei consumatori e del complesso comparto della distribuzione, nel contesto di una architettura socio-economica che deve favorire l’accesso al credito ed il ricambio generazionale. Un soggetto di tipo nuovo dove chi partecipa conserva la propria autonomia e può offrire il suo apporto a ciò che resta di un mondo che sta via via perdendo l’essenza e i valori prodotti dai sacrifici fatti dai genitori che si ritrovano figli inoccupati, ma esigenti e spinti dal vento del trasformismo per stare alla pari con gli altri.

Famiglie intere che vivono nella più assoluta povertà devono rientrare tra le priorità di chi ha il dovere di intervenire, anche se molti sindacati sembra preferiscano le cene conviviali degli amici che lucrano e si arricchiscono sulle disgrazie altrui.

Un sodalizio in totale dissenso dalla globalizzazione e all’internazionalizzazione in atto, fenomeni che antepongono il profitto alle esigenze ineludibili di sopravvivenza della maggioranza dei popoli del pianeta.
Un organismo di tipo alternativo capace di creare spazi e agevolare il confronto tra giovani, ricercatori, medici, docenti, alimentaristi, cuochi, produttori di cibo, lavoratori, pensionati, esperti in valorizzazione e commercializzazione, non solo dei prodotti della Terra, ma dell’indotto che si sviluppa partendo dalla meccanizzazione, e arriva all’uso di agenti chimici fino al consumo delle derrate.

Serve una entità giuridica che ponga fine alla speculazione delle “filiere” che indisturbate manipolano prezzi e destinazioni a danno di produttori e consumatori. Si necessita un atto concreto per avviare un processo a tappe in grado di sfociare nel tanto invocato rinnovamento.

Confeuro, rinunciando a citare guasti e storture rilevabili dalle approssimazioni che caratterizzano le Istituzioni europee,

IMPEGNA

Con un atto d’indirizzo IL PARLAMENTO EUROPEO ad adottare una risoluzione affinché il Consiglio dia seguito  alla istituzione della

CONSULTA EUROPEA DEI PICCOLI PRODUTTORI ED IMPRENDITORI 
nel cui ambito normare * L’ALBO DEI PICCOLI AGRICOLTORI D’EUROPA *

Considerato che:

Nella storia, anche recente, quando si è voluto far fiorire un’economia, si è delineato un intervento del tipo “zona franca”. Nel caso dei piccoli agricoltori, la zona franca va intesa come esenzione da ogni forma burocratica a dai fantasiosi balzelli di tutte le attività dirette legate alle micro aziende agricole a conduzione familiare.

Tra l’altro si evince chiaramente che le piccole imprese agricole a conduzione diretta sono la fonte d’identità anche di coloro che non approfondiscono la provenienza degli alimenti che consumano.

Il non aver capito che il migliore alleato della campagna è nella città, ha fatto sì che si scavasse un solco profondo tra culture diverse, ma accomunate dalle stesse difficoltà che si incrociano con la negligenza dei presuntuosi tuttologi autoreferenziali che continuano a peggiorare quel che resta di un mondo sempre più bistrattato e abbandonato a se stesso.

Una campagna viva può rendere vivibile anche le città, offrendo cibi sani e genuini, riproponendo quella cultura della salubrità capace di riequilibrare la deriva chimica che ha reso l’uomo delle città un semplice prodotto. Si è creata una campagna morta senza sentimenti, sempre più utile alle più becere forme di tecnocrazia legate ancora di più al vecchio concetto dell’indispensabilità di riempire scartoffie.

Valutato che:

Pretendere di salassare gli unici soggetti che popolano ancora la “campagna”, costringendoli a passare, oltre che da quelle di Stato, anche dalle forche “caudine” dei professionisti di Bruxelles, è una scelta tanto inutile quanto anacronistica. Atteso che “i burosauri” si esercitano nelle più sbalorditive forme punitive.

Preso atto che:

Gli agricoltori che nell’Unione vengono considerati appartenenti all’agricoltura familiare sono in assoluta maggioranza; ed è per questo che è indispensabile modificare l’architettura della PAC oggi tesa a favorire le aziende multinazionali orientate alle monoculture (ottenute grazie alle materie prime importate dai paesi a basso costo di manodopera).

Registrato che:

Non spetta agli agricoltori spiegare ai 550 milioni di cittadini europei come e perché il 50% del bilancio UE viene destinato, non a chi dimostra la volontà di lavorare nei fatti la terra per apparecchiare le tavole dei cittadini del vecchio continente, ma a vantaggio delle lobby che spopolano nella Capitale belga con il chiaro intento di esercitare pressioni sui labili funzionari dei palazzi.
Le attese invece sono tutte per una Politica Agricola Europea mirata a salvaguardare quanto già c’è, con indirizzo propulsivo a tutela dell’ambiente, in modo da migliorare le qualità dei prodotti attraverso l’affidamento di responsabilità alle piccole aziende.
Valutato quanto sopra e preso atto dei dati e dei numeri snocciolati dall’Ufficio europeo di statistiche EUROSTAT e rinunciando a citare guasti e storture rilevabili: si riporta in sintesi l’articolato:
 
L’ALBO DEI PICCOLI AGRICOLTORI D’EUROPA

Articolo 1.
È istituito L’ALBO DEI PICCOLI AGRICOLTORI D’EUROPA.

Articolo 2.
Si intende per piccolo agricoltore o produttore agricolo un soggetto che conduce e coltiva direttamente in un’azienda agricola o in un appezzamento di terreno con Superficie Agricola Utilizzata – SAU – non superiore ai 2 h (due ettari) e non inferiore ad 1/4 di ettaro; nonché un possessore di reddito aziendale per un importo non superiore ai 16.000/00 € (sedicimila euro) all’anno, indipendentemente dal numero del nucleo familiare.

Articolo 3.
Gli stati membri si assumono i costi degli oneri contributivi pensionistici e prevido-assistenziali come riconoscimento dell’alto valore “bene comune” dell’opera di salvaguardia della natura che, quotidianamente, assicurano i piccoli agricoltori.

Articolo 4.
Entro 180 giorni dalla pubblicazione del Regolamento del Consiglio dei Ministri Agricoli della UE che istituisce L’ALBO DEI PICCOLI AGRICOLTORI D’EUROPA, produttori, conduttori diretti di aziende agricole e piccoli agricoltori con i requisiti di cui all’articolo 2 – del presente regolamento – possono presentare domanda di iscrizione all’albo con dichiarazione sostitutiva dell’atto notorio nel quale vanno indicati i dati catastali della SAU, l’indirizzo produttivo e il reddito aziendale annuo.

Articolo 5.
Gli uffici del Commissario Europeo con delega all’agricoltura, entro 90 giorni dalla ricezione delle domande, pubblicherà sui siti e sui portali istituzionali “l’Albo dei Piccoli Agricoltori d’Europa” in ordine alfabetico, per Stato membro di appartenenza.
Saranno gli Stati che compongono l’Unione Europea a farsi carico dei controlli e delle eventuali sanzioni, con un provvedimento di ricezione del presente Regolamento, nei modi e nei termini della legislazione vigente.

Articolo 6.
I piccoli produttori agricoli e affini, con l’iscrizione all’albo saranno esentati dal pagamento di ogni onere fiscale e tributario e avranno la possibilità di accedere volontariamente al Fondo Europeo dei Piccoli Agricoltori e affini, le cui disponibilità saranno finanziate con i fondi del bilancio europeo destinati alla PAC.

Nell’ambito dei pilastri della Politica Agricola Comunitaria sarà istituito il capitolo “Politiche di Sostentamento e Preservazione dell’Ambiente Rurale e la Salvaguardia dei Beni Naturali” – PSPASN -.
Le risorse destinate al Greening verranno trasferite al “Fondo Europeo dei Piccoli Agricoltori”. I Piccoli Agricoltori che presenteranno un piano quinquennale di Tutela, Salvaguardia e Sviluppo, inteso come utilizzo di energie alternative e di mezzi innovativi, otterranno a cadenza annuale un accredito in automatico sulle rispettive coordinate bancarie.

La rendicontazione consiste in un’autocertificazione contemplata dalle norme civili e penali dello Stato di cittadinanza. I finanziamenti sono soggetti al controllo di cui al precedente articolo 5.

Articolo 7.
Al fine di garantire la gestione e la funzionalità dell’Albo dei Piccoli Agricoltori d’Europa ed affini, è costituita, LA CONSULTA EUROPEA DELL’AGRICOLTURA FAMILIARE.

Della Consulta fanno parte le organizzazioni attive negli Stati membri che annoverano nella compagine sociale,un numero di piccole aziende agricole e piccoli agricoltori non inferiore a 10mila unità e i cui riferimenti  si riscontrano nell’albo di cui all’articolo 1. del presente regolamento.

La Consulta si strutturerà autonomamente ed opererà con le risorse rese disponibili dagli organismi giuridici costituiti nei canoni delle normative di ogni Paese partner dell’Unione. Il Regolamento per la funzionalità della Consulta sarà al vaglio del Commissario Europeo all’Agricoltura che, dopo averne constatata la regolarità ed il rispetto delle regole democratiche, lo condividerà con un provvedimento da rendere pubblico.

Alla Consulta non partecipano le ONLUS e/o altre associazioni o comitati di volontariato e di utilità sociale, già soggette ad altre norme. La Consulta sarà operativa solo dopo la pubblicazione dell’Albo dei Piccoli Agricoltori d’Europa e affini.

Fatti salvi i controlli ed i provvedimenti di cui alle normative comunitarie in materia, la presente risoluzione impegna altresì la Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo ad esprimere parere vincolante e rafforzativo da votare in seduta plenaria.