NEL VAGONE “LIBERTÀ”

Giu 1, 2018 | News

In quel giorno di giugno di settantuno anni fa, il pensiero degli italiani, e in particolare delle donne, viaggiava sul treno della democrazia, nel vagone “libertà”. Era una giornata piena di luce, ricca di sole e soprattutto di speranza. Era finita la guerra, cacciati i tedeschi, era caduta l’ultima goccia di olio di ricino, era partito anche il Re. Insomma una giornata stupenda.

L’aria era profumata di una leggerezza che soli pochi anni prima, nel clima greve delle battaglie, fatto di tradimenti, fucilazioni, bombe e morte, era utopico immaginare.  Quel giorno, come mai era stato prima e mai sarebbe stato dopo, l’Italia scoprì di essere una nazione. La Costituzione, la Repubblica, la libertà figlia della Resistenza.

Poi la Guerra Fredda, il ’68, le stragi nere e di Stato, la caduta del muro di Berlino, e tutti gridarono alla fine di un incubo, ma intanto il Paese moriva di corruzione e non di idealismo. I tempi erano maturi per un altro ventennio e un altro duce. L’Italia uscita da “mani pulite”, cadde nell’illusione di un liberismo, tutto da spiegare, visto che gli artefici sono ancora sulla breccia.

E siamo ad oggi. Un presente in cui l’Italia da una parte fa una tremenda fatica a dimenticare il suo peggior passato e dall’altra è come ipnotizzata dalla narrazione dei nuovi “statisti” che ci raccontano di un paese “virtuale”.

Cosa rimane negli italiani d’oggi di sentimenti e valori quali la solidarietà, la legalità, il coraggio di accettare la sconfitta, lo spirito di abnegazione spinto fino all’estremo sacrificio o anche soltanto dell’impegno civile che contraddistinse la scelta dei nostri nonni?

A guardare la realtà attuale emerge impietosamente il decadimento morale e culturale del Bel Paese, e di quei sentimenti è netta la sensazione che ia rimasto poco o niente.

Con il cancellare artificiosamente i valori espressi da quella esperienza, si rischia che gli adolescenti e i giovani del nostro tempo non capiscano mai quei sacrifici dei quali nemmeno più i media parlano.

Tra i nostri nonni, il mio ricordando diceva: “gli uomini si dicono liberi come se la libertà fosse una camicia cucita su misura, modellata sui propri desideri e costumi di vita. Succede quindi che tutti si dicono liberi, ti confesso, nipote mio, che purtroppo l’apparenza inganna. Io ho vissuto da suddito della Patria e solo in quel tempo mi sono sentito un uomo libero!”Mio nonno non ha scritto la storia, la semplicemente fatta!! Noi incoscientemente la stiamo cancellando.

Quando è caduto, mio nonno non ha avuto il tempo di chiedere perdono e i suoi capelli castani brillavano al sole. Oggi nel romanzo del nuovo mondo, chi lo racconta ha i capelli bianchi. Di acqua tinta di rosso ne è passata sotto i ponti. Ma quanto sarebbe bello alzare lo sguardo dopo un lungo sonno e poter ritornare a respirare l’aria pulita di una domenica del 2 giugno 1946 e riuscire dire almeno un’altra volta: ma che bella giornata di sole!!