SE L’EUROPA NON CI FOSSE, BISOGNEREBBE INVENTARLA

Mag 8, 2018 | News

Le idee non si festeggiano, bastano e avanzano i morti di questi minuti, che naturalmente nessuno s’infischia. Cosa m’importa dei morti per fame, quelli per sete ed altri malmenati. Più di qualcuno azzarda “tanto si muore tutti i giorni e poi un conto è commemorare
i vecchi caduti, tutt’altro sono quelli che cadono ogni minuto”
La patria è patria, le guerre sono fisiologiche, le armi vanno smaltite altrimenti si creano i “disoccupati”, con i tempi che corrono il lavoro
è importante.
Come si può dissentire se alla fine qui si parla di lavoro. Tutti dicono che il lavoro è Il primo problema, lavorare comporta una vita migliore.
Altri potrebbero sostenere una tesi diversa : “cosa si sta facendo per
evitare le morti bianche? Altri ancora < L'italia non sta facendo niente, forse l'Europa....? Dell'Europa sappiamo poco e niente, nemmeno che ogni nono giorno del mese di maggio è il Giorno dell’Europa,e comme mora il primo passo verso la creazione di ciò che è poi è diventata l’Unione Europea. Robert Schuman, ministro degli Esteri francese il - 9 maggio 1950 - propose la creazione di una Comunità europea del carbone e dell'ac ciaio, i cui membri avrebbero messo in comune le produzioni di carbone e acciaio CECA (paesi fondatori: Francia, Germania occidentale, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo) è stata la prima di una serie di istituzioni europee sovranazionali che avrebbero condotto a quella che si chiama oggi "Unione europea". Schumann e Monnet hanno scritto il primo rigo della storia d'Europa. Oggi di fronte alla crisi economica e sociale in atto da anni, di fronte alla globalizzazione che rischia di marginalizzare il ruolo geopolitico del “vecchio continente”, di fronte alla "crisi climatica" sempre più incombente, serve un’Europa che smetta di percepirsi come associa zione provvisoria di Stati sovrani; un’ Europa società aperta e solidale che si offra come luogo privilegiato di incontro tra i poli del mondo; un’Europa che smetta di basare le sue strategie contro la crisi econo mica sulla sola ricetta del rigore di bilancio. Le giovani generazioni devono essere protagoniste di coniugare una Europa che sia in grado di dare ai suoi cittadini una visione futura e che crei le condizioni affinché i giovani si sentano realmente gente di una nuova Unione Europea. Non solo banche e profitti e interessi di parte configurano una UE solida economicamente forte e democratica. Necessita per il futuro una diversa visione dell’economia e dello sviluppo, per fronteggiare i crescenti problemi ambientali del nostro Pianeta: la crisi climatica ormai conclamata, prodotto di un modello energetico non più sostenibile basato sul petrolio e sui combustibili fossili; la perdita accelerata di biodiversità e il consumo eccessivo di suolo naturale; l’inquinamento atmosferico che colpisce specialmen te le grandi aree urbane; l’impoverimento, in quantità e in qualità, delle risorse idriche. Dobbiamo archiviare per sempre il “modello-Ilva” – lavoro contro salute – e l’idea, illusoria oltre che eticamente inaccettabile, che la strada per accrescere la nostra capacità competitiva sia nei bassi salari e nella riduzione dei diritti sociali e sindacali. In sintesì non è più derogabile una robusta ecologia della politica, che ridia dignità e forza ai compiti di rappresentare la volontà dei cittadini e di esercitare le funzioni pubbliche oggi screditati più che mai, e in Italia più che altrove, da una politica e da una pubblica amministrazione che recano stimmate evidenti di arretratezza culturale e di una generale caduta dell’etica pubblica. Lo spettacolo delle ultime ore non è paragonabile con le peggiori visioni cesariste ma sale fortemente la preoccupazione che possa finire sul banco degli imputati la stessa idea della rappresentanza Democratica.