TUTTI INSIEME: APPPASSIONATAMENTE ASSENTI E INNOCENTI

Dic 20, 2012 | News

Nel Bel Paese è facile dividere con tutti le proprie responsabilità; perché si sa, se tutti si danno la colpa degli insuccessi, alla fine non ce la si può prendere con nessuno. E allora giù con i soliti comizi in cui si dice che l’agricoltura è bistrattata da circa vent’anni, che sia a destra che a sinistra non ne hanno mai capito il valore; e poi, la congiuntura economica sfavorevole, l’effetto serra, i marziani etc etc etc. La verità però, e forse ogni tanto è bene dirsela se si vuole davvero uscire dalla crisi, è che le colpe hanno nomi e cognomi.

Negli ultimi decenni chi avrebbe dovuto curare gli interessi del mondo agricolo e dei suoi operatori ha prodotto guai giganteschi, e non è certo un caso se molti agricoltori, non sentendosi più tutelati, hanno lasciato le vecchie organizzazioni e si sono avvicinati a strutture diversificate, radicate e partecipate, magari nelle quali poter esprimere liberamente le proprie opinioni e sentirsi parte attiva di un processo di cambiamento. Ovviamente le rappresentanze “di tradizione”, in linea con l’atteggiamento di chiusura che hanno sempre avuto negli ultimi anni, continuano a negare oltre ogni logica. I numeri però, purtroppo per loro, parlano chiaro e sono impietosi.

D’altronde non è pensabile, da parte di coloro che hanno avuto il privilegio di rappresentare la straordinaria varietà e competenza dell’agricoltura italiana, credere di non dover rispondere dei propri fallimenti. Disperdere in poco tempo un patrimonio economico, lavorativo ed eno-gastronomico come il nostro, non deve essere stata un’impresa facile, ha certamente richiesto una quantità di incompetenza considerevole che va selezionata e ricercata, non la si incontra mica per strada.

Quando la crisi ha cominciato a generare i suoi primi effetti qualcuno ha detto che questa “poteva essere una buona occasione per distinguere il buono dal cattivo, la strada giusta da quella sbagliata”. Magari è così. Magari da questo momento in poi sarà più facile distinguere i politicanti di mestiere dai sanguigni appassionati che credono nei valori del mondo agricolo. Noi abbiamo sempre diffidato delle guide tecniche e dai populismi. Rimaniamo convinti che gli agricoltori veri, soprattutto quelli che hanno il dovere di rappresentare anche gli interessi dei propri colleghi, amino sporcarsi le mani di terra e girare tra i vigneti, non la valigetta ultimo modello da poter esibire tra i corridoi di un palazzo istituzionale.